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SABBA DI PARALLELI Racconti di Andros
Prefazione di Alberto Figliolia Copertina di Andros © 2005 Albalibri editore 150 Pagine € 9,00 |
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I racconti di Andros non vi lasceranno indifferenti, mai. Fatevi prendere da Evoluzioni sulle paralelle, Le avventure di Peder Pan, Mai più di una, Un trans chiamato Desideria, Close to water, La fiaba della Fatta Turchina, Zitti e Mosca! e tutte le altre novelle o toccate-e-fughe. Alla fine dell'avventura di questa lettura non sarete più gli stessi, ma di più! La reazione a catena di un'impagabile e implacabile goduria intellettiva. Alberto Figliolia "Eccone un'altra" disse senza slancio, rivolgendosi al collega, estraendo dalle vestigia di un antico cimitero una coppa gommosa, che adagiò delicatamente tra i reperti già estratti. "Quante ce ne saranno ancora?" chiese il collega storcendo il naso. "Trattandosi del cimitero di una grande metropoli, temo parecchie!". "Dove le sistemo queste?" chiese uno degli assistenti. "Puliscile e dividile per misure, poi ci penseremo noi" e così dicendo riprese a setacciare l'immenso sito archeologico, punteggiato da scheletri e da curiosi ammennicoli. "Strano periodo, quello dell'Eteresimo Superiore…" disse un'assistente. "Già, le loro costruzioni non solo non sfidavano i secoli, ma scadevano in fretta come le uova e franavano al massimo sulle teste dei figli di chi le aveva abitate. Niente grandiose opere d'arte, al massimo scarabocchi preadolescenziali…". "Secondo te" disse il collega sfilando un portiera dal terreno, "questa è una scultura o parte di un'automobile?". "In fondo, che differenza fa?" rispose l'altro e ripresero a scavare. "Ci pensi" chiese d'un tratto il collega, "cosa deve essere stato essere archeologi fino ai primi anni del duemila?". "Oh, se ci penso!" rispose. "Almeno una volta al giorno! Lavorare sui reperti degli Egizi, dei Greci e dei Romani, scoprire splendidi siti pieni di opere d'arte, di architetture eterne, di sorprendenti necropoli… ma queste sono cose che potevano succedere duemila anni fa, oggi...". "No, no! Cosa fai?" urlò il collega verso l'assistente. "Non vedi che quella è una quinta, mentre l'altra è una terza? Appaiale correttamente, altrimenti ci farai fare il doppio del lavoro! E poi, cosa ci fanno lì quei falli di "skingum" del ventiquattresimo secolo? Fanno parte di un altro sito! Stateci attenti, cacchio!". Borbottando mestamente, l'assistente risistemò i falli e li separò dai piercing e dai rifiuti non biodegradabili. "Oggi, invece…" riprese l'altro, "dobbiamo accontentarci di quello che ci hanno lasciato i nostri curiosi antenati" e intanto, senza alcun entusiasmo, spolverava sommariamente l'ennesima coppia di protesi di silicone, appena rinvenuta adagiata su frammenti di costole, nella sepoltura di una commerciante del ventunesimo secolo. Un giorno sono nato. Può sembrare un evento irrilevante, ma, per quanto mi riguarda, tutto quel che è successo dopo è dipeso unicamente da quel parto insignificante. Sapete già come vanno le cose, no? L'attrezzo che solitamente nostro padre usa per urinare, sputa un pezzo di noi in una cavità di nostra madre e, se non ci scontriamo con una membrana di plastica e se il buco è quello giusto, sarà come essere sulla metropolitana nell'ora di punta: chi spinge, chi scavalca, chi sgomita. Ai blocchi di partenza per la folle corsa ci sono milioni e milioni di concorrenti e a nessuno di loro viene detto che il più sfigato sarà proprio il vincitore... Una volta vinta questa gara, forse l'unica che vinceremo in tutta la nostra esistenza, ci uniamo all'altro pezzo di noi stessi e allora, dopo i festeggiamenti, inizia un lungo processo, senza possibilità di appello, che in nove mesi ci trasformerà da ammasso informe di materia organica ad essere umano intelligente! Questo nel migliore dei casi. Più frequentemente assistiamo ad una semplice crescita dimensionale. Questo sarà probabilmente l'unico periodo sereno di tutta la nostra inutile vita: tutti saranno premurosi con noi, anche se a noi la cosa non potrebbe interessare di meno. In quanto embrioni, tutti saranno estremamente cortesi con noi, avranno la gentilezza di considerarci degli essere viventi a tutti gli effetti, assicurandoci la dignità e il rispetto che solo a pochi esseri partoriti vengono concessi. Ci proteggeranno dai malvagi che vogliono approfittare di noi, che ci considerano poco più di un ammasso di cellule e che vorrebbero disporre di noi come meglio credono. In fin dei conti, questa fase, coccolato al calduccio di un utero, non è stata poi tanto malaccio. Finché, un brutto giorno, mentre ero lì, in un pancione parcheggiato in una sala d'ospedale, riflettendo del più e del meno, d'improvviso mi sono sentito spingere da tutte le parti e infine espellere con violenza! Ma che modi! Voglio dire, mi sono trovato lì, nato senza colpa, cercando invano di capire cosa stesse succedendo, chiedendomi: "Ma che, si fa così? Mica si mette al mondo in questo modo; almeno parliamone prima, ponderiamo la cosa, valutiamo i pro e i contro…". Preso da queste considerazioni, improvvisamente mi sono accorto che intorno a me tutti si agitavano, dandosi un gran da fare; sembravano preoccupati e non riuscivo a capire il perché. Emettevano strani suoni, andavano avanti e indietro, chi mi toccava il polso, chi mi scuoteva... e poi c'era quel tipo odioso che continuava a sculacciarmi senza motivo, quasi m'incolpasse della mia venuta alla luce e a me sorgeva un dubbio: "Vorrà forse che io paghi la bolletta?". In quella, mi sono reso conto che mancava qualcosa: l'ossigeno. Ero talmente preso dai pensieri, che a momenti dimenticavo di respirare! Ho tirato un bel respiro e di colpo tutti si sono tranquillizzati; ma, in quel preciso istante, ho capito di essermi fregato con i miei stessi polmoni. Con quel primo respiro, ho certificato la mia esistenza in vita, rinunciando a tutti i privilegi dei quali, fino ad allora, avevo goduto e dei quali, se i miei genitori non avessero avuto tutti gli zeri necessari, non avrei più potuto godere per il resto della vita. Niente più premure, niente protezioni: ora dovevo crescere e andare avanti nella vita come potevo. Ora che non ero più un grumo di cellule o un embrione nel bozzolo della placenta, ma una persona sputata nel mondo, non ero più un soggetto interessante per nessuno e tutti i vantaggi erano andati in fumo. Con un semplice respiro. Questa consapevolezza mi ha gettato in un tale sconforto, che non ho potuto fare altro che piangere, piangere, piangere… |