Visualizza carrello 

 
Il parlamento fluttuante
01/01/2013


Era da giorni che i deputati si erano riuniti per discutere la questione più importante: la divisione della torta al cioccolato. Una gigantesca torta ricoperta di glassa al cacao con su una rossa ciliegia candita troneggiava in mezzo al Parlamento. Le diverse fazioni litigavano perché il Presidente non tagliava le parti in egual misura. Con la scusa della maggioranza, si teneva più di tre quarti per il suo partito e per tutti gli altri lasciava il poco rimanente.
Come se non bastasse, quando andò a distribuire le porzioni, veniva tirato per la giacca dai suoi amici che gli ricordavano la sua promessa di un pezzo più grande. Uno lo tirava da un lato dicendo: "Non ti dimenticare il nostro patto!". E lui gli dava una fetta più grande. 
Un altro lo tirava da un altro lato: "Presidente, Presidente, ricordati di tutte le merende che abbiamo rubato insieme da piccoli. Per tutte le merende della nostra infanzia, anche a me un pezzo di torta più grande." Il Presidente si commuoveva al ricordo di quei tempi passati spensierati e dava un pezzo meritevole al suo vecchio compagno di giochi.
Quando pensava di aver accontentato tutti i golosoni della sua parte e finalmente si accingeva a distribuire quel che rimaneva della torta ai golosoni avversari, si sentì tirato con forza, si voltò e una faccia truce gli disse: "A noi la ciliegia, prego, altrimenti parliamo e tu sei morto". "Sì, certo" rispondeva lui, "a voi darò la ciliegina, ve lo prometto, ma statemi vicini."
Tra il tira e molla successe che alla giacca del Presidente si strappò una tasca e ne volarono fuori tutte le raccomandazioni ricevute per un pezzo di torta più grande.
I suoi avversari si arrabbiarono molto, perché questi metodi erano proibiti dal regolamento. Quando il Presidente andò a mettere una giacca nuova, questa pendeva dalla parte da dove l'avevano tirato per ultimo. Stranamente sembrava più piccolo di quel che era, perché la giacca gli arrivava fino alle ginocchia.
Uno degli oppositori più accaniti del Presidente doveva prendere la sua parte di torta. Il regolamento del Parlamento dei golosi, in casi come questo, prevedeva un piccolo discorso di ringraziamento. Succedeva spesso che il discorso non fosse di ringraziamento, bensì di critica e allora scoppiava una rissa.
Tutti i parlamentari sapevano d'interpretare un ruolo preciso in quei momenti, la parte di una farsa scritta da altri nel passato.
Va detto che nel Parlamento era regola che, quando si trattava della spartizione della torta al cioccolato, anche agli avversari si lasciasse una fetta bella grossa, ma questo ormai non succedeva più da un bel po'. Il Presidente sollevò la fetta di torta per il suo avversario e quegli la prese con l'anima a pezzi: mai prima era toccata a nessuno una fetta così misera. Stava per scoppiare in lacrime, quando iniziò un discorso pieno di rabbia: "Colleghi golosoni, signor Presidente dei golosi, mai nella storia della Repubblica, dico mai, all'opposizione è spettata una fetta di torta piccola come questa.
La sfacciataggine del Presidente e di voi tutti che aspettate parole di ringraziamento è grande, ma io vi dico che voi siete i peggiori golosi mai visti prima. Volete tutta la torta per voi. Andate persino a rubare lo zucchero a velo... e ve lo mangiate di nascosto, persino nei bagni ve lo mangiate. Se vi chiedessi di rivoltare le vostre tasche si solleverebbe una nube di polvere bianca da non vedere niente. Per questo motivo la vostra torta non è neanche dolce, ma amara. E allora io dico: 'Signor Presidente, se la mangi lei questa torta disgustosa'.
E il misero pezzo di torta volò dritto in faccia al Presidente, che non fece in tempo a schivarlo. Il ministro più vicino al Presidente prese una bella fetta e la lanciò conto l'avversario, ma centrò un altro golosone, che a sua volta, non vedendoci più sia per la torta in faccia e sia per la rabbia, si lanciò su quel che rimaneva del dolce e come un forsennato iniziò a lanciare pezzetti di torta a destra e a manca, verso il Presidente, verso i ministri e vero chi poteva.
La guerra punica della torta ebbe inizio. I più golosoni di tutti prima colpivano con un pezzetto di torta e poi se ne riempivano le mani e in ritirata strategica, sotto i banchi, se la mangiavano beati. I commessi volevano mettere ordine, ma erano pochi e male organizzati.
Anch'essi finirono per diventare bersagli, loro malgrado: rincorrendosi, i golosoni più vigliacchi si nascondevano dietro di loro cosicchè la torta faceva capolinea sulla loro faccia.
In casi come questi tenere i nervi saldi era un'impresa da saldatori. Il ruolo di bersaglio certo non gli piaceva, purtroppo anche a loro toccava di prender parte alla guerra.
Le uniche a spassarsela furono le mosche. Non dovevano neanche volare verso la torta, erano le briciole di torta che volavano verso di loro. Qualcuna perse anche la vita schiacciata dal peso di un pezzo di glassa al cacao, ma sicuramente fu una morte dolcissima, come quella che di solito sognano le mosche.
Un commesso addetto all'ingresso, aiutò il Presidente ad alzarsi da terra e ripulendogli la faccia da panna e pan di Spagna gli disse: "Signor Presidente, stiamo volando". La notizia era interessante, una di quelle che mette a tacere tutti. Senza pensarci due volte il Presidente salì sulla teglia vuota della torta e gridò: "Golosoni, stiamo volando!". "Volando in che?" domandò una voce beffarda. "Stiamo volando... nei sondaggi.""Ma va là!" più di una voce si udì. "L'economia del paese vola" tirò ad indovinare il Presidente.
"Le solite bugie" dissero altri. "Vecchie come il mondo. L'unica novità è la faccia con cui le dici." In tanti risero. Il Presidente si guardò e notò lo stato in cui si trovava. Rivolgendosi al commesso chiese con che mezzo stavano volando. "Il Parlamento, signor Presidente... il Parlamento vola tra le nuvole." Voltandosi verso i Parlamentari il Presidente gridò: "Il Parlamento, noi... stiamo volando".
E in un momento così importante per il Paese voi vi lasciate andare a tali gesti inqualificabili?!" "Buffone, basta con le bugie!" si udirono molte voci.
"E' vero invece" risposero altre a lui favorevoli. Tutti si precipitarono alle finestre. Dai vetri si vedevano il cielo azzurro e le nuvole bianche come zucchero velato. Qualcuno aprì la finestra per rubare un po' di nuvole, ma i commessi si precipitarono a chiudere in fretta.
C'era il serio pericolo di precipitare giù. L'insolito evento calmò gli animi. "Non è possibile".
"Questo è il Parlamento non un set cinematografico." "Se voliamo, prima o poi cadremo, facendo una fine orrenda." "Sfortunato me, proprio quando ce l'ho fatta a diventare ricco mi tocca morire."
Pianti e grida di aiuto si levarono tra i banchi. Con strani amuleti fra le mani qualcuno pregava. Un vuoto d'aria fece cadere il Presidente steso sulla teglia e finì per sporcarsi anche il didietro.
"Chiamate l'esercito, la polizia, la marina, i vigili del fuoco, i militari, i paramilitari... tutti!" "L'abbiamo fatto signor Presidente, ma è inutile" "Come inutile?" "Siamo scollegati dal Paese, signor Presidente. Non abbiamo collegamento telefonico, nè internet. Niente, sia in uscita sia in entrata".
"Controllate le entrate!" Gridò il Presidente. Qualcuno dei suoi scappò verso la porta. "Non quelle, imbecilli" gli gridò lui. Allora quelli si misero a controllare le entrate del proprio conto corrente nell'anno e ne restarono tutti felici.
"Insomma! Le telefonate in entrata, intelligentoni" gridò ancora il Presidente. "Sta parlando ai suoi" borbottavano gli avversari. "Li riempie sempre di complimenti!" Furono in tanti a chiamare casa con i loro cellulari scollegati.
"Pronto, pronto... " "Rispondete, qualcuno risponda!" "Tu-tu-tu... tu chi sei? Non sai chi sono io? Tu-tu-tu a me?!" Tutti si erano girati verso il collega, aspettando una risposta. Vista la loro curiosità, si sentì in dovere di spiegare: "C'è una voce che mi da del tu e non sa dirmi altro, ma solo tu-tu-tu!"
Un collega vicino a lui gli prese il cellulare dalle mani, se lo mise all'orecchio e ... "Scollegato come gli altri" disse. 

2 Non si sapeva da quanto stavano volando. Nessuno poteva chiamare e nessuno fu chiamato, come se fossero stati dimenticati dal loro mondo fatto di relazioni e interessi. Il Presidente, anche lui, cercò di fare le sue telefonate con i suoi 59 telefonini, tra cui qualcuno intestato a persone scomparse. Ma niente. Se fino ad ora le cose erano andate male, adesso si erano messe peggio. Un Parlamento senza Paese era una vera tragedia. Bisognava fare qualcosa. Fare... fare, fare qualcosa. Andare in bagno, per esempio, e non farsela addosso. Si alzò dalla teglia della torta quando uno schianto lo fece cadere di pancia su ciò che restava della torta. Molti si trovarono per terra sulla moquette o finirono tra i banchi. Qualcuno si ferì persino. Aiutato ad alzarsi da due commessi il Presidente domandò loro cosa era successo."Stiamo galleggiando adesso, signor Presidente" gli risposero. Sentendosi in dovere di fare il punto della situazione, il Presidente si alzò in piedi e annunciò: "Niente panico, signori, stiamo galleggiando". "Parla per te" rispose una voce dolorante. "Certo che parlo per me e per tutti. Finchè galleggiamo c'è speranza". Qualcuno battè le mani, l'ottimismo del Presidente tirava su il morale. "Sono sicuro che molti di noi per arrivare fino al Parlamento dei golosi sono stati maestri del galleggiamento e allora mettiamo la nostra esperienza al servizio della situazione." Non fece in tempo a finire che un onda irruppe con forza su una vetrata del palazzo. Molti corsero alle finestre, facendo inclinare il palazzo tutto da un lato. "Fermatevi tutti" si sentì una voce risoluta. "Ognuno ai propri posti! Se correte tutti da un lato ci ribaltiamo e affoghiamo. Così facendo finiremo in pasto ai pesci" quella voce sensata fece sì che gli altri lo ascoltassero senza fiatare. Qualcuno pensava di un gruppo di terroristi tra le loro fila. "Signor Presidente, scenda da quella teglia, per favore. Questo non è più un Parlamento, ma una nave e il comando di una nave va dato ai marinai". "Possiedo dieci barche a vela" rispose orgoglioso il Presidente. "Ma non ne sai governare neanche una" commentò una voce dal fondo. "Signori, è venuto il momento dei fatti, non più delle chiacchiere. Non ci sono le sorti di un popolo credulone, ma le nostre vite, in gioco. Chi ha avuto esperienza di navigazione, si faccia davanti!" "Non è giusto" rispose una voce. "Anche noi altri vogliamo dare il nostro contributo" disse il compagno di merende del Presidente. "Ma se siete tutti avvocati o commercialisti! La vostra professione è la promessologia. Non scherziamo qui, signori, il vostro vero mestiere lo potrete continuare a svolgere una volta a terra." In tre o quattro si fecero avanti, verso quella voce, mostrando la patente nautica come testimonianza. Offeso da tanto sgarbo il Presidente si ritirò tra i banchi dei suoi e non volle più parlare con nessuno. Solo ogni tanto diceva: "Senza di me sarà il caos. Senza la mia guida non riusciranno a fare un buco nell'acqua." Ma nessuno lo ascoltava.

3 Divisi i compiti, i marinai della situazione si misero al lavoro. Da una botola nel soffitto un commesso aveva alzato sul palazzo una bandiera bianca e lì era rimasto a svolgere mansioni di vedetta. In cielo si vedevano aerei volare; in acqua passavano vicino a loro, senza accorgersi di loro, navi da pesca o petroliere, che si lavavano le cisterne lungo il tragitto e scaricavano poi in acqua liquami e residui vari. Una nave piena di container rischiò di andare loro addosso. Non venivano segnati sui radar. La vita continuava anche se loro erano tagliati fuori. Venne la notte e con la notte il freddo. Sembrava che tutto fosse fermo e il palazzo non traballava più. Ognuno si era sdraiato per dormire alla meglio. Qualcuno diceva: "Con le leggi che abbiamo votato, nessuna nave ci darà soccorso. E se i nostri militari ci scopriranno, c'è il rischio che ci sparino addosso". Più nero della notte era il loro stato d'animo. Sembrava che non volesse fare più giorno. Regnava il freddo e il crepuscolo. Uno dei marinai volle uscire per vedere cosa succedeva. Legato con la vite americana tagliata nel cortile, uscì in avanscoperta, ma non prima di essersi assicurato che chi teneva il ramo non fosse del suo stesso partito, ma un onesto avversario. "Quando ho bisogno di voti, sto con la gente del partito; ma se devo affidare la mia vita a qualcuno... " furono le sue parole, prima di uscire dalla porta del palazzo. Un vento gelido lo salutò. Andò a destra e a sinistra delle mura per notare lo stesso fenomeno. Ritornò dentro scivolando su lastre di ghiaccio. Il vestito imbiancato dal gelo, i baffi e le sopracciglia congelati. Rientrò in Parlamento come se fosse un fantasma. "Chi è, chi è? Cosa è successo?" si chiedevano curiosi i colleghi. "Parla, cosa hai visto?" si senti una voce sulle altre. "Siamo al Polo nord, incastrati fra i ghiacci" rispose il poveraccio tutto tremante. Mentre i baffi e le sopracciglia si scongelavano. A qualcuno sembrò che piangesse. "Ah, che ne sarà di noi!" disse uno con gli occhi rivolti al cielo. "Moriremo, moriremo tutti. Di fame e di freddo o in pasto agli orsi polari." Il ruggito di un orso fece muovere l'aria della sala. "Sono già qui! Siamo spacciati!" Fu lo scompiglio generale.

4 "Silenzio tutti!" gridò il primo marinaio. "State calmi! Qui siamo al sicuro. Abbiamo costituito un servizio di ronde per la sicurezza di tutti." Quando spuntò il sole artico, molti dei golosoni incollati alle finestre videro gli orsi polari intenti a cacciare foche, del tutto indifferenti a loro. Forse i raggi solari riuscirono a riscaldare l'aria giusto quel poco che serviva per liberare il palazzo dalla morsa del ghiaccio, poichè una corrente veloce li trascinò via. In men che non si dica, riuscirono a passare lo stretto di Bering e finirono in balìa delle onde gigantesche dell'Oceano Pacifico del Nord. Onde potenti irrompevano sulle persiane chiuse delle finestre, sulle vetrate del soffitto. Schizzi d'acqua infiltratisi dai vetri mandati in frantumi avevano bagnato tutti i golosi, che tremavano dal freddo e dal mal di mare. Sempre la stessa corrente li trascinava verso acque più calde e onde più basse. Quando una voce dal soffitto interruppe nel silenzio tombale. "Terra, terra, a dritta!" Grida di giubilo salutarono quelle speranzose parole. Molti si avvicinarono alle finestre per meglio vedere. "A quali terre stiamo approdando, marinaio" domandò una voce. "Alla terra dei cannibali" rispose una voce beffarda. "Potrebbe essere" rispose il marinaio. "Siamo nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico. In qualche isola sperduta, neanche segnata sulle mappe." Più si avvicinavano e più s'ingrandiva la costa, coprendo quasi tutto l'orizzonte. Stavano quasi approdando quando si sentì una voce chiamare. "Presidente, prepàrati. Stiamo arrivando nella mia città, la riconosco dalla spazzatura. Siamo mancati solo pochi giorni e l'hanno fatta arrivare al mare la monnezza! Dove va questo popolo senza di noi? Verso la rovina va, te lo dico io, Presidente." Ma il palazzo continuava a farsi largo tra i rifiuti, fino a finire nel centro di quella spazzatura. Le correnti dei mari e degli oceani avevano trascinato lì tutto ciò che galleggiava. Le dimensioni di quell'area erano uguali se non più grandi del loro paese di partenza. Galleggiavano e nel galleggiare, rassegnati ormai, speravano in un aiuto che non sarebbe arrivato.

Novembre 2010
Çlirim Muça
Contenuti correlati

 

Copyright 2014 - Albalibri - P.I. 04660980964  albalibri_autore_.html albalibri_booksheet_140_compreso_gli_spazi.html albalibri_booksheet_45_baci_nell’acqua.html albalibri_booksheet_abbraccio_d’acqua.html albalibri_booksheet_all'ombra_del_nulla.html albalibri_booksheet_anka,_una_ballerina_di_danzica.html albalibri_booksheet_chorbet.html albalibri_booksheet_con_immutato_affetto.html albalibri_booksheet_di_gatti_e_desideri.html albalibri_booksheet_dopo_gli_angeli_precipitati.html albalibri_booksheet_doppio_gioco.html albalibri_booksheet_esopo_all’onu.html albalibri_booksheet_essere_felici_da_soli_è_triste.html albalibri_booksheet_euforismi_per_finta.html albalibri_booksheet_fango_di_strada.html albalibri_booksheet_gigetto_e_la_città_sommersa.html albalibri_booksheet_grido.html albalibri_booksheet_haiku_per_caso.html albalibri_booksheet_il_breve_volo.html albalibri_booksheet_il_giullare_errante.html albalibri_booksheet_il_sospetto_di_vivere.html albalibri_booksheet_il_topo_che_amava_mozart.html albalibri_booksheet_i_racconti_della_terra_dimenticata.html albalibri_booksheet_i_versi_dell'airone.html albalibri_booksheet_l'apatia_di_satana.html albalibri_booksheet_l'itinerario_del_sole.html albalibri_booksheet_la_bambina_che_parlava_ai_fiori.html albalibri_booksheet_la_geometria_del_volo.html albalibri_booksheet_la_morte_e_la_bambina.html albalibri_booksheet_le_avventure_di_un_mezzo_gallo.html albalibri_booksheet_le_categorie_etico_morali_del_codice_consuetudinario_albanese.html albalibri_booksheet_le_colonne_del_vento.html albalibri_booksheet_le_pietre_in_tasca.html albalibri_booksheet_limerick_al_sole.html albalibri_booksheet_lo_stupore_del_vuoto.html albalibri_booksheet_lo_zoo_della_favola.html albalibri_booksheet_l_a_lezione_del_lombrico.html albalibri_booksheet_l’amore_sopra_i_grattacieli.html albalibri_booksheet_nella_scacchiera_di_dio.html albalibri_booksheet_ombre_sul_mondo.html albalibri_booksheet_particole.html albalibri_booksheet_piccolo_undici_-_petit_onze.html albalibri_booksheet_piove_la_luce.html albalibri_booksheet_platone_l’avrebbe_chiamato_amore.html albalibri_booksheet_poesie_scelte.html albalibri_booksheet_r.a.p.t.u.s..html albalibri_booksheet_rosa_d’autunno.html albalibri_booksheet_scie_di_luce.html albalibri_booksheet_sonetti.html albalibri_booksheet_sulla_pelle.html albalibri_booksheet_torta_di_riso_e_stuzzichini_vari.html albalibri_contenuto_autori.html albalibri_contenuto_collane.html albalibri_contenuto_concorsi.html albalibri_contenuto_contatti.html albalibri_contenuto_home.html albalibri_evento_presentazione_del_libro_sonetti_di_clirim_muca.html albalibri_evento_presentazione_del_romanzo.html albalibri_evento_presentazione_libro_anka.html albalibri_evento_presentazione_libro_haiku.html albalibri_evento_senza_titolo.html albalibri_linked_pages_l'albergo_dei_poeti.html albalibri_news_haiku_del_giorno.html albalibri_news_il_parlamento_fluttuante.html albalibri_news_il_racconto_del_mese.html albalibri_news_il_raccont_del_mese.html albalibri_news_invecchierò_solo_cinque_minuti.html albalibri_news_i_miei_vangeli_apocrifi.html albalibri_news_i_racconti_del_mese.html albalibri_news_poesia_della_settimana_.html albalibri_news_potessi_vangare_le_parole.html albalibri_news_senza_titolo.html