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MONDI IMMONDI Romanzo di Andros
Prefazione di Alberto Figliolia Copertina di Andros © 2005 Albalibri editore 156 Pagine € 10,00 |
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Mondi Immondi si muove in una società dove tutto è segretamente incanalato, dove il controllo sull'individuo e i suoi talenti assume parvenze da incubo, un complotto che ottunde le coscienze, per sempre. Uno dei temi principi è... possiamo definirci mai veramente liberi? A quali e quanti condizionamenti siamo sottoposti, visibili o invisibili, questi ultimi ancora più subdoli? La manipolazione della verità... ma esiste una verità? Il senso dell'esistere e dei nostri sforzi, affannosi, per perpetuare sogni, opere, idee... a che vale? Alberto Figliolia A tutti quelli che hanno realizzato meravigliose opere perdute, grandiose scoperte snobbate, nobili gesti dimenticati; e che per questo non figurano nei libri di storia. A tutti quelli che hanno tentato di fare grande l'umanità senza che questa se ne accorgesse. Agli eterni sottovalutati. Ai geni mai compresi. Ai perseguitati dal caso. Ai bocciati dalla vita. A tutti quelli che non riescono a giustificare la propria esistenza. A tutti quelli costretti a subire ogni giorno l'arroganza, l'avidità e l'ottusità che li circonda. A tutti quelli che non hanno mai fatto parte di alcun ingranaggio. A tutte le rotelle fuori posto. Avevo diciotto anni. Ricordo bene quella mostra; mi piaceva molto. Per puro caso, ebbi dei biglietti omaggio per visitarla, incontri, conferenze, proiezioni di film; tutto quello che poteva avere a che fare con scienza, fantascienza e zone limitrofe. Proprio legato alle proiezioni, c'era il concorso per illustratori; si trattava di fare un'illustrazione ispirata ad uno dei film in programma. M'invitavano a nozze. Il film "La Cosa", il remake di John Carpenter, fu il mio riferimento e, il giorno seguente, consegnai l'illustrazione ad un'avvenente segretaria che, avendola sbirciata, si limitò a spalancare gli occhioni azzurri e a dire: "Wow!". La cosa mi divertì e, devo ammettere, mi eccitò; non mi capita mai di suscitare simili reazioni in rappresentanti dell'altro sesso. Il giorno di chiusura della mostra era anche quello della premiazione. Sono lì già dal primo pomeriggio, voglio godermi per l'ultima volta quell'atmosfera da altro mondo che queste mostre riescono a creare; inalare ancora l'odore della moquette, alternato a quello della plastica, e ascoltare di nuovo il morbido brusio di suoni lontani misti al chiacchiericcio degli astanti. Con un'ora di ritardo, cominciano a preparare per la liturgia della premiazione; un tavolo su una pedana, al centro di una grande sala, circondato da sedie e poltrone dove molti dei presenti, me compreso, siedono. Un leggio per sistemare le illustrazioni e una telecamera posta davanti per riprenderle e proiettarle su uno schermo. Poco prima dell'inizio, la sala è gremita di giovani e non, la maggior parte in trepida attesa del verdetto; consolati e appoggiati da parenti, amici o fidanzate. Noto che tra la folla ci sono svariate persone che conosco di vista. La giuria è composta da giornalisti, da responsabili della casa editrice che ha organizzato il concorso, e da un disegnatore di fumetti del quale, grazie ai microfoni afoni, non riesco a sapere l'identità. Con estrema difficoltà riesco a capire che i premiati saranno dieci, ma non riesco a decifrare in cosa consisteranno i premi; non mi ero informato per niente su questi dettagli. Cominciano a chiamare i vincitori; subito, sento chiamare il mio nome e vedo la mia illustrazione proiettata sullo schermo: ho vinto il primo premio e quasi non ci credo. Salgo sulla pedana imbarazzato, sparuti applausi, stringo le mani ad alcuni giurati; mi dicono qualcosa che non riesco a sentire, scuoto la testa fingendo di capire, sorrido e torno al mio posto. Chiamano gli altri vincitori. Per ognuno dei premiati ci sono robusti applausi, una ragazza che lo abbraccia affettuosa, amici che lo esaltano, parenti orgogliosi che non smettono di battere le mani; in queste condizioni, anche perdere può diventare piacevole. Io sono lì, solo. Tentando di catturare al volo schegge dell'altrui felicità, fantasticando di essere anch'io abbracciato, esaltato, applaudito; ma d'un tratto l'incantesimo svanisce e la realtà si impone con la solita arroganza, mi sembra di vedere tutti gli occhi su di me, mi scrutano, s'interrogano: ma chi è? Cosa vuole? Di colpo mi sento un intruso, un ladro, un imbroglione che ha preso il premio destinato ad un altro; un altro che, al posto mio, sarebbe stato abbracciato, esaltato, applaudito... Era uno di quei giorni in cui ci si sente piccoli piccoli; tanto piccoli da passare inosservati, ma non abbastanza da non accorgersene. Me ne andai senza neanche ritirare il premio; ancora oggi non so di cosa si trattasse. Non c'è premio che basti, per chi non ha con chi dividerlo. |