Albalibri - Home

 

WWW.ALBALIBRI.COM

Collana: I Poeti Sommersi
IL VINO GIUSTO
Poesie di Alberto Figliolia

 Il Vino Giusto - Copertina

Prefazione di Çlirim Muça
Copertina di Andros
© 2005 Albalibri editore
140 Pagine
€ 10,00


 



Alberto Figliolia è un poeta sorprendente, capace di spaziare nel paesaggio dell'anima, a trecentosessanta gradi: dalle poesie d'amore a quelle tristi sulla morte, dalle liriche più dolci alle poesie di disagio metropolitano. Altrettanto abile è il poeta a proiettarsi fra i pianeti e le stelle, dall'inferno al paradiso, pur rimanendo con i piedi per terra, perché è da lì, dalla terra, che egli spicca il suo volo poetico.

Çlirim Muça




Nella pagina non scritta
Horror vacui nella pagina non scritta
Il cielo stesso è una pergamena bianca
Che minaccia piogge di déjà vu
A noi chiusi negli uffici dell'io
Oltre le vetrate che piangono
Lacrime senza tempo

Una musica ci insegue senza posa
Ci sfiata con antiche trombe d'apocalissi a venire
Mentre i ricordi vagano impietosi
Nelle praterie del silenzio mentale
Nelle marine perdute del cuore
In messaggi invano inviati
O in lacere lettere
Alla primavera incipiente e feroce
Nel plagio di parole d'amore
In espiate rime di peccato

Noi siamo qui per non essere
Crogiuoli di speranza e dolore
Osservatori incanutiti e incauti di torri svettanti
In terre battute da soli fugaci e venti brutali
Fili sospesi nel nulla
Gremiti di nere alate ombre
- Il loro vociare muto... -
Ofidi urlanti anfibi intelligenti memorie ancestrali
In acque che salgono e muoiono in sé

Erba smossa di versi scolpiti su lapidi ignare
Campi smarriti nella nebbia




Due visi uguali, affranti nell'indifferenza
Mute parole gialle nel tramonto arcaicoarancio
Le mani in tasca, come onde nascoste
e frementi in slow motion
Nuvole morte, cappelli della terra
Camicie bianche, inamidate di vuoto
Impermeabili dal bavero sollevato
senza macchia e con paura
Bottoni e cravatte galleggiano
sul corpo-lago di crateri solinghi
Tenebre sui volti
- cinica la tesa del cappello sugli occhi -
che avanzano
nella fissità immota del momento
senza sapere perché né dove
sui luoghi della violenza antica




Dance me to the End of Love-Danzami alla Fine dell'Amore
(da un dipinto di Jack Vettriano)

Danzami alla Fine dell'Amore

su un mare ghiacciato, aspro di solitudine
- sotto, un liquido trasparente baratro
dove muovono e muoiono
creature, abissali come giorni andati -
il sole di mezzanotte
che muta in laconica luna:
silenti musiche seguite
con gioioso terrore
e pose fisse, immutabili
in sguardi cuciti oltre il tempo

Danzami alla Fine dell'Amore

mentre il cielo è un'ombra
immantinente, di pandemia:
amaro sapore d'assoluto
grigia nuvolaglia di promesse svanite
coppie avvinte nel gioco del falso

Danzami alla Fine dell'Amore

allorché aloni spettrali
circonfondono e circoncidono
capigliature e seni in letti
di passione scompigliata, scompaginata
da parole in deriva
fra lenzuola ardite e ardenti
imbrattate di sesso e tradimenti

Danzami alla Fine dell'Amore

quando si diviene
statue di paura e ipocrisia,
recesso e segregazione,
e sotto i vestiti di seta e da sera
vecchi e macabri respiri-sospiri
rimandano all'attimo terminale

cristallizzato per sempre



Conigliette di sesso verde

in un deserto di lune finte
e bagliori di nucleari amori
in aurore di bombardieri B52
dopo bar di travestiti acrobati
e automobili nelle luci rotte della notte
che corrono su nastri d'asfaltoelleessedi