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LA MIA GUERRA Diario di un adolescente sotto le bombe di Paolo Grassi
A cura e con Prefazione di Davide Grassi © 2006 Albalibri editore 180 Pagine € 10,00 |
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"La mia guerra" è un diario dal quale emergono storie ormai lontane, ma da non dimenticare mai. E' un libro rivolto agli anziani - che in queste pagine possono ritrovare episodi vissuti in prima persona - ma soprattutto ai giovani, Credo, infatti, che per loro possa essere un'occasione per conoscere meglio quanto è successo dal 1940 al 1945, gli anni più tragici della storia italiana. In questo senso, sono convinto che sia un libro "istruttivo", utile anche per evitare che gli errori - e gli orrori - del passato possano ripetersi. Davide Grassi Milano, martedì 11 giugno 1940 E' dalla fine dell'anno scolastico che io e l'amico Mario Grassi avevamo pensato di iniziare a scrivere ciascuno il proprio diario, ma per un motivo o per un altro - e anche per pigrizia - finora avevamo sempre rimandato. Una buona occasione per cominciare ci viene ora offerta dalla nostra entrata in guerra e dall'incoraggiamento e dall'aiuto di una giovane maestra amica di famiglia. Nel suo discorso di ieri pomeriggio, il Duce ha annunciato che l'Italia ha dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, schierandosi a fianco della Germania. La radio ha comunicato che le nostre truppe, schierate sul Fronte Occidentale e in Africa, sono già passate all'attacco. La Francia, già duramente sconfitta dalle armate tedesche che hanno aggirato la famosa Linea Maginot scendendo da Nord, dovrebbe cedere facilmente anche sulle Alpi di fronte alle truppe italiane. Gli inglesi hanno diviso la sconfitta con i loro alleati francesi e quanto rimane del loro esercito ha abbandonato armi ed equipaggiamenti per imbarcarsi in tutta fretta e ritornare in patria. Dopo il discorso del Duce ho visto piangere alcune donne del mio caseggiato, compresa la mamma. Hanno vissuto il dramma della Guerra Mondiale e ora temono che quella tragedia si ripeta. Hanno paura soprattutto per i loro cari - mariti, figli, fratelli - che sono già sotto le armi o che potrebbero essere chiamati - o richiamati - per andare a combattere. La mamma, ad esempio, è preoccupata per mio zio Virginio, suo fratello, richiamato fin dall'anno scorso nel reggimento di artiglieria ed attualmente già sul fronte francese. Per noi ragazzi la guerra è una grande novità e provoca molta eccitazione, anche se ci rendiamo conto che, come tutte le guerre, porterà lutti e rovine. La gente in genere sembra poco entusiasta e molto preoccupata. Ho sentito qualcuno mormorare che "la nostra aggressione alla Francia morente è una pugnalata alla schiena che non ci fa certo onore". Papà non si sbottona molto con me sull'argomento ma è facile capire che anche lui, come la mamma, è molto contrariato. Un altro vicino di casa, poco più che sessantenne, dice che di guerre ne ha veramente abbastanza. Lui ha partecipato a due conflitti, con quale risultato? Una seria ferita riportata sul Carso e una pensione da fame, che lo costringe a lavorare ancora come guardia notturna. Non mancano comunque anche quelli che alla guerra si dichiarano favorevoli. Alcuni semplicemente perchè così vuole il Duce, quindi: "Credere, obbedire, combattere!" Altri, soprattutto studenti ma anche gerarchetti del Partito, parlano di Mare Nostrum, di vittoria mutilata nella Grande Guerra, di rivendicazioni su Nizza, la Corsica, la Tunisia, la Savoia, Malta. Un caso particolare è quello della "donna pupazzo", che va recitando dappertutto che "questa guerra porterà finalmente alla distruzione delle potenze demo-pluto-massoniche e alla instaurazione di un ordine nuovo ispirato ai principi del fascismo rivoluzionario e del nazionalsocialismo" (dove mai avrà imparato questi paroloni?). La maestra che mi sta aiutando a scrivere queste note dice che si tratta di deliranti farneticazioni e, scherzando, mi suggerisce di descrivere, col suo aiuto, la donna in questione a perenne memoria, cosa che decido di fare senza indugi qui di seguito. Col nome di "donna pupazzo" è stata soprannominata, non so da chi, una donna un po' singolare che vediamo spesso passare davanti a casa nostra. Secca, zitella inacidita, cura il suo aspetto in modo piuttosto stravagante e tale da farla sembrare proprio un pupazzo, o meglio ancora un birillo. Vestiti e cappotti aderenti a forma di sacco (o di tubo) lunghi sino alle caviglie; buffi cappellini rotondi sormontati da grossi pompon; stivaletti di tipo maschile con la punta rivolta verso l'alto; trucco del viso multicolore che la fanno sembrare un personaggio da circo. Ce l'ha con noi ragazzi di via Cucchiari, che lei chiama "ragazzacci di strada senza educazione", perchè al suo passaggio non sappiamo trattenere qualche risolino o delle parole scherzose. Idolatra il Duce e, nelle sue conversazioni, ne cita continuamente i motti come se fossero la Bibbia. Fuma sigarette che si confeziona da sola con tabacco trinciato dolce, cartine e con un'apposita macchinetta. Non disdegna di bere un bicchiere di vino, quando le viene offerto da qualcuno che vuole divertirsi a sentire i suoi discorsi un po' strampalati. Dall'ortolana di via Cucchiari acquista molto spesso grosse quantità di carrube: non si sa cosa ne faccia, visto che non possiede animali. Abita sola in una vecchia casa di via General Govone; non lavora e nessuno di noi ha mai saputo con quali mezzi vive e come passi le giornate in casa e fuori. Per la verità, nessuno si è mai preoccupato di saperlo. Ieri sera sembrava che nessuno avesse voglia di andare a letto. Nel grande cortile sotto casa mia e sulle scale dei caseggiati si sono formati molti capannelli di gente che discuteva al buio (per via dell'oscuramento che tutti devono rigorosamente rispettare). Il Capo Fabbricato in camicia nera e col distintivo del Partito bene in mostra, si aggirava fra i capannelli per invitare la gente a ritirarsi, continuando a ripetere che "la guerra non si fa con le chiacchiere". |