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LANCIATI IN FUORI GIOCO Racconti di Marco Cochetti
Prefazione di Alberto Figliolia Copertina di Andros © 2006 Albalibri editore 200 Pagine € 13,00 |
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I nomi dei grandi interpreti del football, coloro che ne hanno fatto la storia, compaiono per una volta quali spettatori (quantunque privilegiati) più che come protagonisti o primi attori: Karl-Heinz Schnellinger, Gerd Muller, Franz Beckenbauer, Michel Platini, Zinedine Zidane, Fabien Barthez, Ronaldo, Rivaldo, Pelé, Diego Armando Maradona et cetera s'alternano, intricandosi, ai nomi e alle figure degli "eroi" inventati dall'autore.Non cercate cronache o mirabolanti e risapute descrizioni di gesta in queste pagine; in esse, con la verosimiglianza più totale, brilla il fuoco primigenio di questo sport, il suo prodigioso scorrere nell'anima, una delle più feconde e, volendo, affratellanti invenzioni dell'uomo, tibalità che si eleva a intelligenza sociale, terreno d'incontro e simbolo. Alberto Figliolia Per Tods Addott non era una bella giornata. Non per colpa delle condizioni atmosferiche, visto che splendeva un sole bellissimo e caldo dopo una settimana ininterrotta di pioggia scrosciante. Del resto, a Derby, nella regione del Derbyshire, erano garantiti più di duecentocinquanta giorni di pioggia dalla notte dei tempi. Il suo malumore, mentre saliva la strada di ghiaia semiinvasa dal fango che portava al castello, era dovuto al fatto che, anche in quell'occasione, era toccato a lui. Tods Addott faceva l'aiuto del calzolaio. Anzi, per la verità faceva l'aiuto dell'aiuto dell'aiuto, visto che il calzolaio era suo padre, l'aiuto era suo fratello maggiore Spey, che con i suoi ventotto anni ne aveva cinque più di lui, e che anche l'altro suo fratello, il secondogenito Haney, gli era superiore in gerarchia. "Ritieniti fortunato, Tods: per oggi pomeriggio ti risparmi una mezza giornata di lavoro". Gli aveva detto suo padre, quando aveva deciso di spedirlo con un mulo carico di una partita di stivali e scarpe di feltro da consegnare al castello. "Sai che fortuna!" aveva sbottato a mezza bocca, appena fuori della portata d'orecchio del vecchio. Uscì lentamente dal villaggio, imprecando per quel compito ingrato, e puntò la salita di tre chilometri che portava fino al ponte levatoio del castello. Derby, alla fine di maggio dell'anno del Signore 1134, era un agglomerato di case e di capanne che si accalcavano intorno alla chiesetta, al centro del paese. Per la verità, gli agglomerati erano due e due erano anche le chiesette, separate dal fiume Clyde, che serpeggiava attraverso i campi coltivati: North Derby e South Derby. E se l'acqua scorreva spesso impetuosa, anche il sangue, a volte, veniva versato in grande quantità. Ma quello era un periodo di pace apparente e molto era dovuto agli interessi dei due signori che governavano il territorio: Sir Rupert Dundrige, che risiedeva arroccato nel suo maniero sopra la collina, alle spalle di North Derby, e Sir Archimbold Ranford, tranquillamente sistemato a South Castle, dall'altra parte del fiume, intento unicamente a riscuotere la decima dai suoi villani. Sir Rupert era cugino di quinto grado della regina e Sir Archimbold era cugino di terzo grado del re e, per questo motivo, avevano stretto un patto di non belligeranza reciproca. Il popolo invece, in gran parte costituito da contadini e allevatori a South Derby e da taglialegna e falegnami a North Derby, cercava di sopravvivere come poteva, strangolato tra l'obbligo di fornire gran parte della produzione ai rispettivi castelli e la necessità di dover provvedere al proprio sostentamento. Tra gli abitanti, all'interno dei rispettivi villaggi, esisteva una grande solidarietà, mentre tra le due sponde ardeva una rivalità che sfociava nell'astio vero e proprio. Una cosa che nessuno sapeva ben spiegare fino in fondo, perché si perdeva nella notte dei tempi. In un'occasione, anni addietro, Tods Addott aveva provato a domandare a Padre Mollen, il prete che si occupava delle anime e della chiesa di South Derby, le ragioni di tutto quell'odio. La spiegazione era stata poco convincente: "Sembra che, durante i primi insediamenti, una parte della popolazione si fosse occupata esclusivamente del legno della foresta che ricopre la maggior parte del territorio di North Derby, mentre le famiglie che avevano deciso di abitare la parte a sud del fiume si erano dedicate alla coltivazione dei campi. Pochi anni dopo, a seguito di una carestia devastante, quelli del Sud avevano avuto poco o niente dal proprio terreno e avevano chiesto aiuto agli abitanti del Nord, che grazie al legname che Madre Natura gli aveva fornito in abbondanza e ai baratti con i paesi vicini, potevano ottenere in cambio cibo più che sufficiente per sopravvivere". "E quelli del Nord? Avevano diviso con noi di South Derby?" aveva chiesto un po' ingenuamente Tods. "Nient'affatto!" aveva ribattuto il prete. "Quelli del Nord, forse per paura di finire le provviste, o per chissà quale altro motivo, avevano negato qualunque tipo di aiuto ai loro vicini del Sud. Da lì in poi terminò qualunque tipo di collaborazione tra le due rive e iniziò una serie di scontri e di battaglie vere e proprie, e le scorribande degli abitanti di South Derby a nord del fiume divennero all'ordine del giorno. Nel giro di pochi mesi non ci fu più la possibilità di ricucire lo strappo e, anzi, avvenne la definitiva separazione degli abitanti del Sud da quelli del Nord". "È per questo che non esiste un ponte percorribile che congiunge i due villaggi?" aveva chiesto ancora un Tods incredulo. "Se è per questo, non esiste nessun tipo di contatto e di scambio. Non frequentiamo gli stessi mercati e le medesime fiere, e se ci troviamo, per caso, sulla stessa strada, è un guaio per decidere chi deve passare per primo. I venditori ambulanti sono costretti a fare un giro lunghissimo per arrivare fin da noi e le merci che provengono dai rispettivi villaggi, frutto di scambi con i commercianti, vengono rifiutate. Oltre al vecchio ponte diroccato che sta in piedi per miracolo, non esiste nessun contatto, anche a distanza di decenni: la storia ha creato una rivalità che sarà difficile da riconciliare e i due castellani non hanno alcuna intenzione di ricucire. Non a caso, anche tra Sir Rupert e Sir Archimbold esiste un astio che risale alla loro origine, uno per la casata della regina e l'altro per quello del re. Ma quei due non sono stupidi: non si fanno la guerra e si servono di ciò che la terra procura loro. A noi rimane la distanza di poche decine di metri, ma che sembra veramente incolmabile"... (continua) |