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DI NEVE, DI PIOGGIA E DI ALTRI ROVESCI Racconti di Alessandro Barbaglia
Prefazione di Anna Chieppa Copertina di Andros © 2006 Albalibri editore 150 Pagine € 10,00 |
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La scrittura di Alessandro Barbaglia è una scrittura ironica e veloce, divertente, un po' racconto d'amore un po' racconto pulp un po' racconto surreale, quasi sempre gioco linguistico. Alessandro Barbaglia è infatti incantato dalla magia delle parole, e lascia che sia la parola a creare e trasformare la realtà, tessendo il racconto assieme ai virtuosismi del linguaggio. Racconti corti, racconti di un secondo, racconti di lampadine che pensano la relatività, di zerbini innamorati di una moquette, racconti di giorni che spariscono dal calendario e di verbi che litigano e di quattro amici al bar che poi si schiantano dietro al bar. La scrittura di Alessandro fotografa il momento di terrore in cui l'uomo si trova di fronte a queste lancette che inspiegabilmente continuano a funzionare, e dalla paura nasce la domanda, e alla domanda lo scrittore risponde, intramando torri di parole. Chi è lo scrittore? Anna Chieppa ... agli ingenui ..."Sai, ti sento lontano". La voce è quella di una lei. Parla ad un telefono all'altro capo del quale c'è un lui. "Ci credo, sono a 8.000 km da te, se vuoi provo a parlare più forte!". "Non è per la distanza... è che… ti sento lontano e basta, molto lontano." La stessa voce di prima. E' una voce dolce che dice parole amare. E' una voce avvolta in un bel pigiama bianco, di cotone con tanti puntini rossi, quasi fossero stelle in galassie di imbarazzo. Lui conosce quel pigiama, conosce quella voce, conosce quei puntini ma ancora non ne percepisce l'imbarazzo. "Ma sì, è possibile che tu mi senta male, sono in spiaggia e il cellulare non prende molto. Se vuoi provo a spostarmi verso il mare... magari lì… " "No", secco. Secco come un ramo, come un ramo che si spezza. Lo interruppe prima che potesse dire "ci sono più onde..." meravigliosa voglia di scherzare di chi è innamorato. Lo interruppe dicendo "No, non hai capito. Ti sento lontano come persona, come ragazzo. Ti sento lontano e basta, cazzo! Se vuoi capire capisci altrimenti continua pure a scherzare. Sono stufa di te e dei tuoi discorsi... del tuo bisogno di ritrovare te stesso là sugli scogli mentre è qui che dovresti essere perché è qui che ti stai perdendo. Non voglio sentirti più. BASTA!" Clack. Quella voce, quella dolce, quella del pigiama bianco coi puntini, ora non si sentiva più: ora si sentiva solo il rumore del mare e un poco di vento dolce, ma proprio poco. Poco dolce, intendo. Sulla spiaggia, in piedi, con un orribile costume verde e un telefono che non aveva ancora percepito..., muto, rimaneva lui. Solo. In silenzio. Si girò verso il mare e strinse gli occhi per affilare la vista. In fondo, vicino all'orizzonte, qualcuno con il vento tra le mani solcava le acque tracciando invisibili e istantanei sentieri. In un'altra lingua si dice surfare, ma per chi è innamorato (o per chi lo è appena stato) le cose sono sempre un pochino più belle di quelle che sono in realtà. Poi d'improvviso il vento svanì, forse aveva finito di soffiare tutto quello che aveva da dire o magari era arrivato in quel posto in cui si ritrovano tutti i venti quando fuori c'è bonaccia, fatto sta che in quel preciso momento il vento smise. In quel preciso momento, ma in un luogo molto lontano da lì qualcuno sentiva in sé la rabbia feroce di chi ha appena detto basta; in quel preciso momento qualcuno perse la trazione e cadde in mare; in quel preciso momento qualcuno mandò due lacrime a far compagnia alla sabbia. Tutto in quel preciso momento. Era la prima volta che gli sbatteva il telefono in faccia. Era la prima volta che rimaneva totalmente allibito e senza parole; soprattutto, ed era questa la cosa più sinistra, era la prima volta che il suo telefono faceva Clack. "Ha fatto Clack". Si diceva. Quasi fosse più importante quello che gli aveva detto il telefono. "Il suo telefono non ha mai fatto Clack!" Continuò a parlare, ma solo nella sua mente... Clack...è impossibile...conosco benissimo quel telefono (e dopo 3 anni lo conosceva davvero): non ha mai fatto Clack... "Metti giù tu... no, prima tu..." ricordava che andavano avanti finché il suo non faceva CLICK! ....Il suo telefono ha sempre fatto CLICK! Irrimediabilmente CLICK. Sentiva la testa pesante e per questo l'alcol della sera prima aveva qualche responsabilità ma è bello illudersi che non sia così. Camminò verso la battigia che aveva appena visto l'alba sfrattare la notte. L'acqua gli lambiva le dita dei piedi, fredda andava e veniva e gli ricordava che aveva anche un pochino voglia di vomitare. Quindi rigurgitò qualche parola salata. "Lo sai cosa vuol dire questo mare di merda? Eh, lo sai cosa vuole dire?" E forse il mare lo sapeva anche, era lui che non aveva ancora capito che quel pigiama che le aveva regalato ora se ne stava tra le braccia di un altro, ripieno compreso. Era lui che non aveva ancora capito che anche i telefoni hanno una voce, un suono, un' anima, ciascuno la sua, unica e inconfondibile, e (cosa tra tutte la peggiore) sanno di noi cose che nemmeno sospettiamo. Il mare non disse nulla, in compenso tornò il vento. |