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Collana: All'ombra del Palcoscenico
IL DELIRIO DI ADRASTO e altri drammi
di Çlirim Muça

Il delirio di Adrasto - Copertina

Prefazione di Andros
Copertina di Andros
© 2007 Albalibri editore
130 Pagine
€ 10,00


 


Perché il saggio Priamo non restituisce Elena al legittimo marito, ma accetta di tenerla a Troia provocando così una guerra? Ce lo spiega Cassandra, fatta schiava e portata a Micene da Agamennone. Davanti a un popolo disinformato dalla casa reale, desideroso di sapere la verità per bocca di un vinto, scoprendo la crudeltà della guerra, così attuale oggi. Tutto raccontato dalla prima donna stuprata nella storia, di cui si abbia notizia.

L'età dei grandi re pastori, non è ancora passata. Conoscendo la futilità delle guerre, possiamo dedurre che i nostri governanti vivono ancora nell'epoca pastorizia. Le ombre delle dittature non si sono mai attenuate. Adrasto è un Dittatore, amministratore delegato di Pecorcity, pronto a fare guerra al suo vicino per i suoi pascoli, che lo tormentano nel sonno. Un dittatore balcanico tout court, ma a volte sembra mediorientale, occidentale, secondo le occasioni. Una vera tragicommedia.

I poeti sono la coscienza del popolo, i primi da far tacere in un paese a regime totalitario. È successo, potrebbe succedere ancora. Mandel'štam è il poeta per eccellenza, morto in un gulag. Ispirato da un racconto di Varlam Šalamov e all'opera poetica di Osip Mandel'štam, l'autore in realtà si è ispirato anche a vicende di vita dei molti dissidenti albanesi che lui ha conosciuto nel campo di lavori forzati a Çermë, dove ha vissuto per venticinque anni.






(da "Il delirio di Adrasto)

Interno del palazzo di Adrasto. In fondo alla scena, al centro, un caminetto acceso; a sinistra una finestra. Oltre i vetri si vede in lontananza il Tempio del pastore, dove un piedistallo bianco regge la statua di un uomo con una pecora sulle spalle. Dietro il tempio s'intravedono le montagne. A destra, sul muro, una grande carta geografica con tanti disegni di pecore e polli; a terra un mappamondo. In mezzo alla scena, un tavolo con una sedia da ufficio. Sotto il tavolo c'è un poggiapiedi. Sopra il tavolo c'è un "portascettro" con un osso - scettro. 
Adrasto, un vecchio in mutande e canottiera, sta di spalle, di fronte al caminetto. Entra la serva a portargli prima il vestito - lo aiuta ad indossarlo - poi le scarpe, anfibi militari - e glieli allaccia.
Quindi la serva si avvicina al tavolo, prende l'osso-scettro dal tavolo e lo porge a Adrasto. Poi porta un cuscino con su la corona e gliela mette in testa. All'inizio la serva sembra un'infermiera che ha compassione del vecchio, quando è finito il rito della vestizione subentra la paura.
Si sente passare un gregge di pecore sotto la finestra con scampanellii e belati. Adrasto si avvicina alla finestra a guardare sotto e godersi lo spettacolo delle sue pecore. Finora non si è mai girato verso il pubblico.
La serva continua il suo lavoro mattutino portando la colazione: su un vassoio una ciotola e un fusto di biscotti per cani.
Adrasto si gira, la serva trema e le cadono dei biscotti. Si piega carponi per raccoglierli e metterli sul piatto. Adrasto va verso il tavolo e le si ferma vicino; lei prende un biscotto che è rimasto dietro di Adrasto e si blocca avvertendo qualcosa: Adrasto le si siede addosso e parla.

Adrasto   (seduto sulla serva) Sogno sovente di conquistare il mondo: brucio tutte le città che trovo davanti sulla mia strada e ne faccio ovili per le mie pecore. I campi coltivatili trasformo in pascoli. Brucio il grano e dopo le fiamme aspetto che cresca l'erba, piena di forza, fresca e tenera e grassa, per i miei greggi. Tutti quelli che accettano il mio potere, li faccio entrare nell'Ordine dei pastori, a lavorare per me in cambio della vita. Per il resto non faccio prigionieri, uccido tutti. Comincia una nuova era per l'umanità: l'era di Adrasto.
Metto ordine anche in cielo, cambiando la disposizione delle stelle. Niente Orsa Maggiore e Orsa Minore, Pesci e Sagittario; compongo la costellazione della Pecora e dell'Agnellino, del Pastore e dell'Uncino. Alla Via Lattea cambio nome e la chiamo Corso Adrasto I il Grande. Tutte quelle stelle che non obbediscono e che si dimostrano ostili al nuovo ordine le butto giù dal mio cielo come meteoriti, spegnendole per sempre.
Adrasto si alza e va a sedersi al tavolo, dove poggia lo scettro e comincia a fare colazione, mentre la serva esce scappando carponi.
Adrasto è come un serpente: lento la mattina, al massimo della sua vivacità a mezzogiorno, quando si è riscaldato, per ritornare lento la sera...