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Nell'immaginario collettivo, modellatosi sull'auctoritas di Omero, Elena è l'origine della guerra di Troia, guerra per antonomasia, e la seduttrice la cui fama le vale un posto tra i lussuriosi nell'Inferno dantesco ; in realtà le tante varianti del suo mito suggeriscono un ritratto a più facce che dimostra come ella sia stata, per i Greci, qualcosa di più di una
donna leggera della quale scrivere con la massima esaltazione o con altrettanta brutalità! Nel corso dei secoli la sua leggenda è stata oggetto di aggiunte, di assottigliamenti, di revisioni così radicali da produrre, accanto al già complesso racconto primitivo, innumerevoli altre versioni: da quella laconica, che perpetuava il ricordo della "divinità" di Elena, a quella
omerica/ionica, cui per l'autorità di Omero ameranno affiancarsi molti poeti successivi, fino ad arrivare, attraverso la rivisitazione del mito da parte dei grandi tragediografi dell'antichità, alle interpretazioni letterarie, teatrali e cinematografiche del nostro tempo. Per gli antichi era naturale ritornare periodicamente sui propri miti; essi rappresentavano il patrimonio
religioso e culturale dell'intero popolo e per tanti aspetti erano anche la sua storia, la storia dei suoi avi e delle sue divinità. Di miti erano intessute l'epopea (che se ne impadronì per il diletto dei suoi ascoltatori), la lirica corale (in cui il mito acquistò un significato in rapporto al vincitore celebrato e al paradigma da proporre), la tragedia (che attinse al mito
per riflettere sui grandi temi della condizione umana, sollevando su di essi il dubbio), l'arte in tutte le sue più disparate manifestazioni… Tuttora il ricorso al mito è continuo e sistematico, ma non avviene più con lo stesso animo né mai per gli stessi motivi, assumendo aspetti e significati diversi secondo le esigenze dei tempi. Dunque, una donna sconvolge il mondo solo
con la sua bellezza…e se Elena non fosse mai esistita o non fosse mai stata a Troia? E se il mito fosse solo un modo per oscurare un'altra realtà? O altre realtà?
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