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Collana: I Poeti Sommersi
Francesca Silvia Loiacono "Saffiche 2008"
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© 2008 Albalibri Editore ISBN 8889618221
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Le poesie non vanno semplicemente lette, ma soprattutto devono essere rilette. Solo la rilettura può dare al lettore la piena consapevolezza della sensibilità del poeta, e anche lo stato d’animo di colui che si accinge a leggere contribuisce a scavare nei vari livelli di scrittura.
Nella rilettura di Francesca Silvia Loiacono si percepisce subito di avere a che fare con una vita che vive in profondità, una creatura che aspetta solo di essere presa per mano con una stretta che non patisce frattura, ma espansione, che non ha paura di affrontare alcun tragitto perché
determinata a non volersi accontentare della sola visione degli occhi.
Con la sincerità di una bambina, la poesia di Francesca ha il coraggio di essere la testimone di una vita che ci ha tutti: una vita che nasce, cresce e muore. I versi della giovane poetessa sono un appello
vibrante e sincero, un grido lirico e accorato, di una sensibilità prepotente e delicata allo stesso tempo.
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Un quadro pieno di sfumature e spigoli nascosti, come una tela klimtiana che celi, nei suoi arabeschi, significati reconditi che si rincorrono l’un l'altro, come scatole cinesi fino all'epilogo... che è quasi sempre lasciato aperto, come una domanda. Nelle prime poesie si sentono
immagini di ingenuità, allegorie che portano in un luogo senza punti cardinali, dove il mondo diventa “linea piatta” e il sentimento una distesa di un tutto con una forma nuova, unica, che assume il flusso di un’onda senza sagoma.
Dietro l'allegoria, icastica, potente e non priva di tocchi
naif, si percepisce un animo audace, che non riesce, tuttavia, ad essere impietoso né severo; un animo che cerca solo la cruda consapevolezza di ciò che lo circonda “come una corazza” limitante e protettiva: un animo che brama di volare ma che è costantemente trattenuto sulla terra da un filo invisibile
e invincibile: quello della realtà.
Questa “ricerca del volo a tutti i costi” purifica lo sguardo da ogni ornamento, da ogni convinzione e convenzione, dall’impegno di consegnarci l’imperfezione di un mondo che può essere solo il colore troppo chiassoso di un travestimento. Avanzando nel
cammino le liriche si fanno più realistiche e consapevoli.
Si scopre, nei versi ora più ermetici e densi di metafore, una maturità “in fieri” che è in grado di trasportare al confine dell’amore: un amore controverso, sofferto, agitato… Un amore che si difende e si giustifica, e in cui si vuole
avere fede nonostante il male, il brutto, il dolore del mondo.
Il libro di Francesca è un invito accorato a non cercare le tracce dell’amore ma a volerlo fin in fondo, con la forza di chi non aspetta conferme e, ancora una volta, si affida alla sottile ebbrezza del tendere di una mano tenace,
che sussulta senza indecisione, che affonda nel buio… ma mai nel nulla. L'anima della poetessa è un orecchio che ascolta meticolosamente tutto ciò che lo circonda, che desidera il contatto con la propria intimità e che vuole chiamare per nome la solitudine, battezzandola Amore.
E i versi,
che ne sono figli, sono la voce di un sentimento potente, che grida senza esaurirsi nel presente: una luce assordante che deve essere vissuta, e non compresa. Sono spaccati di una vita che sembra essersi vissuta da sola, con lo sguardo rivolto verso il punto più alto possibile, che può vedersi solo
con gli occhi bene aperti e le mani nella terra, nella cenere.
Man mano che si procede nella lettura, e le liriche si fanno più sfumate e rarefatte, si ha l'impressione di trovarsi davanti ad uno sguardo che, se alle volte non è in grado di cogliere il significato delle cose, non smette tuttavia
di significare.
Il percorso che Francesca compie in queste liriche di ribollente giovinezza è un sentiero impervio e pieno di ostacoli che trova, ciò nonostante, la forza di gettare ogni arma, ogni potere, ogni magia: un viaggio che non è solo il passaggio del mare sulla battigia, ma la sfida
dell’oceano contro il cielo... un iter che non si risparmia il tormento e il travaglio del vivere. Mai.
E’ la forza del voler sempre scegliere, il sorriso che non si può annientare, il silenzio che può celebrare. L’amore che diventa Pace.
Edilio Rusconi
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Saffiche 2008 - selezione:

14.
I figli delle stelle siamo noi, gli amanti di una sola notte, su questa zattera di sogni infranti, pezzi di cieli rotti, e cocci di bottiglie storte.
Soli, nel tempo avvolto di spirali, naufragheremo tra le onde del destino, e appesi al nostro
amore accartocciato, ci avviteremo l’uno dentro l’altro come matrioske.

31.
Anemoni di luce intorno a noi, mentre ti bacio. La neve di cristallo si fa pace, nei miei capelli, e Demoni di sole danzano sulla tua nuca come aureole bianche. E i petali del paradiso fioccano dal cielo sul tuo viso, adorato.

33.
“Il tempo di una sigaretta e sono da te”.
E, invece, assieme al fumo ti sei dissolto.
Nel posacenere, tracce di te.

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36.
Aspetta, Musa silvestre, fanciulla che veste di rugiada. Resta soltanto un attimo, nel bosco, nella radura pura e immobile che odora già d'amore, nella pioggia.
Aspetta, Nereide immacolata, non aver fretta di volare, in questa notte
di stelle siderali. Confondo gli astri coi tuoi occhi illuminati, e sul tuo ventre ripongo ferite spirituali come un guerriero stanco, la sua corazza.
Aspetta, creatura silvana, un attimo ancora... aspetta. Tu che sei nata dal gene di Saffo, tu che sei goccia
in un guizzo di luna...

39.
Pensiero mistico, mentre mi sfiori, e la mia pelle già s'increspa di piacere quando discendi nelle mie segrete a controllare i tuoi reami.
Pensiero bianco, sul Muro del Pianto, quando rivedo in te la gelosia, e il volto massacrato sulla tela.
Pensiero nero, quando ti chiedo di volermi amare, non possedere.
Pensiero triste quando ti lascio appeso al tuo sudore, solo e frustrato in un silenzio denso di presentimenti.
Pensiero amaro, quando mi vedo nello specchio accanto a un altro uomo. E dentro al cuore,
ancora in fiamme, tracce di te.
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