Collana: I Poeti Sommersi
Alberto Figliolia
"Poesiedufficio"



Prefazione di Bruno Graceffa
Copertina di Andros
© 2006 Albalibri Editore
ISBN 8889618183
120 Pagine - € 10,00

Con quest'ultimo lavoro Alberto Figliolia ha saputo cogliere con intuito geniale uno degli aspetti più interiori dell'animo diffuso a livello cosmico: da Singapore a Toronto, da Milano a Rio de Janeiro il "malesseredufficio" - tanto per copiare dall'autore - è un male oscuro che pervade ogni individuo del pianeta a prescindere dal ruolo che lo investe nel luogo di lavoro.
Difficilissimo da cogliere perché nell'ansia frenetica e angosciante di adempimenti, scadenze od obiettivi, troppo spesso di altri, è impossibile catturare quell'attimo fuggente per pensare o addirittura analizzare ciò che realmente stiamo facendo o vogliamo veramente essere; solamente dei flash introspettivi, dei messaggi interni subliminali, dei sussulti "do di petto" di pura adrenalina ad intemittenza cardiaca ci invadono di angoscia distruttiva e irreversibile, ma costruttiva e mirata a ricondurci alla "retta via" smarrita nel corso della nostra convulsa attività lavorativa.

Bruno Graceffa








Il parcheggio

Sistemo l'automobile
sotto ippocastani malati;
spengo il motore,
poi l'autoradio.
Nello scendere
presto attenzione
a non calpestare
preservativi abbandonati
- resti d'oscuri amori:
passioni incandescenti o
semplici scopate -
Io credo che
certe escrezioni umane,
seppur inglobate
in trasparenti, nervati o
colorati lattici, non siano
consone affatto
alla bellezza del rosso tappeto
di foglie autunnali.



I Direttori

Anche i Direttori,
che paiono onnipotenti,
il cui incedere severo,
il cui guatare grave,
il cui apostrofare e interloquire
definitivi e censori,
danno un termine senz'appello,

anche i Direttori,
che paiono onnipotenti,
passano
e
muoiono.
Come tutti.
Perché, allora, sembrano,
con i fatti e le parole,
ignorarlo?



Girone dantesco nel salone

Oggi siamo tutti dannati:
due schiere fisicamente separate
e indivisi i tormenti dell'anima,
urlanti nel pieno nulla del salone
a proclamare torti e ragioni,
a reclamare effimere attenzioni;
ore d'attesa nel rumore
di un'eternità disconosciuta,
tutti imprigionati e miscredenti
nell'ovatta di un io
senza rimedio né Dio,
non sapendo riconoscere
i piani di un universo diverso
da questa bolgia di canti e spiriti
sonnolenti e dolenti
nel salone dall'eco immensa e stordita.
Non ci sono angeli a soffiare
in una tromba di salvezza,
in questa corsa suicida, ferma e sonante
tomba di repressione, mutismo e frustrazione
... e ancora strepiti e grida e silenzi disumani,
una ritmica campanella
che al turno chiama
della barca infernale,
torvi sguardi d'identità spaurite
e dissonanze, discrepanze, disunità di diavoli
graduati e vagabondi,
labbra amare e isteriche risa,
solidarietà irrisa,
l'essere alla deriva.



Gratificazione

Che significato ha
questo vocabolo?
Ah sì... dimorare
dietro dell'ufficio
le grate.