|
È successo, potrebbe succedere ancora. Mandel'štam è il poeta per eccellenza,
morto in un gulag. Ispirato da un racconto di Varlam Šalamov e all'opera poetica di Osip Mandel'štam, l'autore in realtà si è ispirato anche a vicende di vita dei molti dissidenti albanesi che lui ha conosciuto nel campo di lavori forzati a Çermë, dove ha
vissuto per venticinque anni.
Andros
(da "Il delirio di Adrasto)
Interno del palazzo di Adrasto. In fondo alla scena, al centro, un caminetto acceso; a sinistra una finestra. Oltre i vetri si vede in lontananza il Tempio del pastore, dove un piedistallo bianco regge la statua di un uomo con una pecora
sulle spalle. Dietro il tempio s'intravedono le montagne. A destra, sul muro, una grande carta geografica con tanti disegni di pecore e polli; a terra un mappamondo. In mezzo alla scena, un tavolo con una sedia da ufficio. Sotto il tavolo c'è un poggiapiedi. Sopra il tavolo c'è un "portascettro"
con un osso - scettro. Adrasto, un vecchio in mutande e canottiera, sta di spalle, di fronte al caminetto. Entra la serva a portargli prima il vestito - lo aiuta ad indossarlo - poi le scarpe, anfibi militari - e glieli allaccia. Quindi la serva si avvicina al tavolo, prende l'osso-scettro dal tavolo
e lo porge a Adrasto. Poi porta un cuscino con su la corona e gliela mette in testa. All'inizio la serva sembra un'infermiera che ha compassione del vecchio, quando è finito il rito della vestizione subentra la paura.
Si sente passare un gregge di pecore sotto la finestra con scampanellii e belati.
Adrasto si avvicina alla finestra a guardare sotto e godersi lo spettacolo delle sue pecore. Finora non si è mai girato verso il pubblico. La serva continua il suo lavoro mattutino portando la colazione: su un vassoio una ciotola e un fusto di biscotti per cani. Adrasto si gira, la serva trema
e le cadono dei biscotti. Si piega carponi per raccoglierli e metterli sul piatto. Adrasto va verso il tavolo e le si ferma vicino; lei prende un biscotto che è rimasto dietro di Adrasto e si blocca avvertendo qualcosa: Adrasto le si siede addosso e parla.
Adrasto (seduto sulla serva)
"Sogno sovente di conquistare il mondo: brucio tutte le città che trovo davanti sulla mia strada e ne faccio ovili per le mie pecore. I campi coltivatili trasformo in pascoli. Brucio il grano e dopo le fiamme aspetto che cresca l'erba, piena di forza, fresca e tenera e grassa, per i miei greggi. Tutti
quelli che accettano il mio potere, li faccio entrare nell'Ordine dei pastori, a lavorare per me in cambio della vita. Per il resto non faccio prigionieri, uccido tutti. Comincia una nuova era per l'umanità: l'era di Adrasto. Metto ordine anche in cielo, cambiando la disposizione delle stelle.
Niente Orsa Maggiore e Orsa Minore, Pesci e Sagittario; compongo la costellazione della Pecora e dell'Agnellino, del Pastore e dell'Uncino. Alla Via Lattea cambio nome e la chiamo Corso Adrasto I il Grande. Tutte quelle stelle che non obbediscono e che si dimostrano ostili al nuovo ordine le butto giù
dal mio cielo come meteoriti, spegnendole per sempre". Adrasto si alza e va a sedersi al tavolo, dove poggia lo scettro e comincia a fare colazione, mentre la serva esce scappando carponi. Adrasto è come un serpente: lento la mattina, al massimo della sua vivacità a mezzogiorno, quando si
è riscaldato, per ritornare lento la sera...
|