Collana: L'Universo Degli Haiku
Rita Tironi
"Silenzi - Silent"



© 2008 Albalibri Editore
ISBN 88-89618-53-1
ISBN 978-88-89618-53-0
116 Pagine - € 10,00

"Ha senso oggi scrivere un haiku? La poesia haiku può avere un significato civile o rimane chiusa nella strettoia dell'esercizio stilistico rivolto all'esclusiva contemplazione della natura ?
La raccolta di Rita Tironi, intitolata “Silenzi”, dà una risposta precisa a queste domande e aiuta il lettore a capire il significato dell’haiku contemporaneo.


Dalla sezione “Quotidianità”:

Cos'è un haiku?
Del magma di pensieri
un distillato.

E ancora con ironia:

Sola, in silenzio,
mentre faccio lo shampoo
coltivo haiku.

Le diciassette sillabe diventano un modo di pensare, di porsi davanti al quotidiano della casa, all’eccezionalità del viaggio, alla storia drammatica del novecento.
Essere “haijin”(colui che compone haiku, sia uomo che donna) è un esercizio di rigore stilistico e morale: la scelta dell’estrema sintesi costringe il pensiero all’essenzialità, all’eliminazione del superfluo e ostentato.
Siamo tutti abituati alla fretta dei messaggi sui cellulari: l’haiku, oggi, può diventare un “sms” compiuto, profondo, che ci induce alla pausa riflessiva.
Il pericolo della ripetitività o superficialità è sempre in agguato, ma il vero haijin lo supera con la pratica quotidiana al silenzio meditativo, in qualunque situazione, anche all’aeroporto:

Il tempo scorre
un po’meno monotono
se scrivo haiku.

La sezione “Haiku in Armenia” racconta un viaggio reale, e nello stesso tempo ideale, dell’autrice in un’antica terra che ha conosciuto una ferita profonda :

Viva memoria,
non ossa calcinate.
Dormite qui.

Muri preziosi, monasteri, alte chiese, monti, rondini, aquile: la bellezza del paesaggio si mescola al ricordo della storia passata e alla consapevolezza del presente:

Incerte tracce
di antiche memorie
cerchi curioso.

Strade con buche
ma cuori generosi:
gente d’Armenia.

La cifra stilistica di questi haiku è la compassione, nel significato più puro della parola: lo sguardo partecipativo e commosso con cui l’autrice si pone davanti alle scoperte del viaggio.
E’ lo stesso stupore dolente che si sente nei versi dedicati ad Auschwitz, forti e cristallini.
Basta il primo haiku per capire dove vuole portarci l’haijin:

E’ scudisciata
La memoria di Auschwitz,
nome tagliente.

Lo scandire delle sillabe è un macigno: grida e lamenti, fumo maligno, stivali lucidi, violenza gelida, vomita morti, vuoti gli occhi.
Nel percorso dell’orrore, un haiku ci dice che alcune donne sopravvissute, “rane d’inverno”, sono diventate, poi, madri ; questa parola ci colpisce, alta e chiara, e permette di continuare nel percorso che arriva al finale della sezione che ha la dignità poetica di un “poemetto” compiuto , a sé stante:

Qui non c’è pace,
ma dolente memoria
per sempre e sempre.

"Silenzi" è un titolo appropriato ed evocativo, che unifica le tre sezioni, fornendo la chiave di lettura per tutta la raccolta: in silenzio ci si può accostare ai luoghi ed eventi del passato, in silenzio nasce la riflessione sul presente e il quotidiano, in silenzio è possibile raggiungere la sintesi del pensiero, la perfezione delle diciassette sillabe.
Per questo motivo, Rita Tironi è una vera haijin: nei suoi haiku esistenziali, il "kigo" ( termine riguardante la natura , riferimento obbligatorio negli haiku classici) è proprio la capacità di cogliere, silenziosamente, il segreto delle cose, rimandandolo al lettore con precisione e semplicità, perché, come dice il poeta Takahamana Kyoshi:

Allo sguardo tutto è haiku.

Anna Pezzica



Cos’è un haiku?
Del magma di pensieri
un distillato.

Sola, in silenzio,
mentre faccio lo shampoo,
coltivo haiku.

Sono distrutta
quando sento il dolore
soffiare sul mondo.

Se piango spesso
quando leggo il dolore,
sono un po’ scema?

Erebuni
da antica fortezza
muri e cespugli.

Aridi fiori,
pochi muri sbrecciati.
Gloria passata.

Di tanti morti,
Collina delle Rondini,
serbi memoria.

Spenti a migliaia,
dispersi nel deserto,
abbiate pace.

E’ scudisciata
la memoria di Auschwitz,
nome tagliente.

Il cielo grigio
sulla vasta pianura
non è pietoso.

Il lungo treno
a quel binario morto
vomita morti.

Grida e lamenti
lungo la judenrampe
e poi, silenzio.

Sulla banchina
montagne di valigie
Poveri averi.

Fumo maligno
che su tutto gravava
era accoglienza.

Stivali lucidi,
meridiana di morte
un breve cenno.


What is an haiku?
From a jumble of thoughts
it’s a distillate.

Alone, in the silence,
while I’m washing my hair,
raising my haikus.

I am grief-stricken
when I feel the suffering
blowing on the world.

If I often cry
when I read about the pain,
am I stupid?

Erebuni
from the ancient fortress
is walls and bushes.

Some dried flowers
among a few breached walls.
That’s the past glory.

Of many dead men,
you, the Hill of the Swallows,
keep the memory.

A thousand have died,
someone lost in the desert,
may you rest in peace.

It is lashed
the memory of Auschwitz,
a harsh name.

The grey sky
on the vast plain
is not merciful.

The long train
at the dead-end-line
vomits corpses.

Screams and moans
along the Judenrampe
and then, silence.

On the dock
mountains of suitcases.
Poor belongings.

The nasty smoke
which was blowing everywhere
was their welcome.

Shiny boots,
meridian of death
a little sign.