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Nella lingua giapponese c’è una parola, kuyu, che vuole dire “amici di haiku”. Molto spesso ci si riferisce all’haiku come alla “letteratura di za” o la letteratura di sedersi insieme. Dal periodo di Matsuo Bash-o, l’haiku è un’arte da condividere. Nella semplicità dell’haiku il silenzio (sabi), l’inatteso
(wabi), la transitorietà (aware), il mistero delle cose (yugen) si rivelano e ci catturano. Si ha la sensazione di camminare. Camminare a fianco dell’autrice, lentamente, lungo sentieri di ombre e di luci e, all’improvviso, ci ritroviamo soli con il nostro solitario camminare lungo sentieri di ombre e di luci lentamente.
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