Collana: Frammenti di Eterno
Gianni Corsolini
"Quasi sessant'anni della mia vita"



Prefazione di Carlo Recalcati
© 2008 Albalibri Editore
ISBN 88-89618-59-0
ISBN 978-88-89618-59-2
115 Pagine - € 10,00

Flash. Mi rivedo a tredici anni. Ho appena iniziato a giocare nel campionato Allievi (leva 1944-45) nel Centro Pavoniano. Nel campionato Allievi Lombardia c’erano sei squadre.
Due di Cantù. E lui allenava lì.
Flash. Ho smesso di giocare da un anno. Avevo iniziato a lavorare alla Radio Marelli, anche se a soli quindici anni, dopo il diploma di computista commerciale. Mettono su una selezione regionale Juniores.
Allenatori Gianni Corsolini ed Arnaldo Taurisano. Si ricordano di me, mi chiamano. Vado a fare la selezione. Sono scelto. Gianni Corsolini, l’anno successivo, viene a casa mia. Cerca di convincere i miei a lasciarmi andare a Cantù a giocare. A Cantù, a giocare? Non se ne parla proprio.
I miei non conoscevano le arti magiche di Corsolini. In quel momento è cambiata la mia vita.
Flash. Riprendo a studiare e giocare. Gioco a Cantù e studio per il diploma di ragioniere. Il diritto è materia ostica. Mi aiuta Mara, la moglie di Gianni. Esordio in un torneo a Zagabria. Le lunghe trasferte in macchina.
Io sempre con Gianni: in quei momenti, sentendolo parlare, guardando come si comportava, beh, in quei momenti ho imparato a conoscerlo, a stimarlo, ad apprezzarlo. Sinceramente penso che chi vuole male a Gianni ha dei problemi lui.

Tre allenatori hanno influenzato il mio modo di essere e di lavorare. Arnaldo Taurisano dal punto di vista tecnico, Boris Stankovic da quello politico e Gianni Corsolini per i rapporti con i giocatori, per la necessità di comunicare e i rapporti con l’esterno.
L’ho ritrovato a Cantù come general manager. È sempre stato corretto, al di là di qualunque rapporto. Anche quando hanno chiuso l’accordo con un nuovo allenatore a playoff in corso. Non sono mai riuscito a volergliene. Non gli piace che si parli di lui. La penso diversamente.
Fare considerazioni importanti su di lui è importante non solo per me, ma per tutto il movimento. Gianni non è uno fra i tanti. Il suo approccio professionale e personale a questo sport negli anni Sessanta era qualcosa da imitare, ora è un modello così diffuso da far dimenticare chi lo ha introdotto. E per questo che è giusto che si parli di Gianni Corsolini.
Flash. Eravamo una squadra di figli di buona donna, anche se giovani, lo ammetto. Gianni nelle riunioni post partita era molto pignolo, attento e si lasciava prendere da ogni aspetto del gioco.
E... se non avevamo voglia di allenarci bastava fargli un paio di domande e Gianni… parlava, spiegava, parlava affinché capissimo… e l’allenamento saltava.

Carlo Recalcati




Quando nel 1958 arrivai a Cantù, ebbi subito l’impressione di trovarmi in una cittadina frenetica dove tutti pensavano al lavoro e a come fare per uscire rapidamente dalle disfatte che aveva causato la guerra. Si cercava il benessere ma bisognava conquistarselo con il sudore, c’era poco spazio per le distrazioni e per il divertimento.
L’unica vera passione, strana per quei tempi ma soprattutto strana per collocazione geografica, che avevo trovato solo a Cantù, era la pallacanestro.
Io venivo da Mombaruzzo, nell’Astigiano, e da buon piemontese mi ero avvicinato allo sport, soprattutto al calcio, seguendo il Grande Torino e la Juventus; la pallacanestro l’avevo conosciuta solo attraverso i giornali sportivi e mi ero creato i miei idoli, come Giancarlo Primo e Vittorio Tracuzzi, soprattutto seguendo le loro gesta nei tornei olimpici dell’epoca.
A Cantù invece tutti parlavano di pallacanestro, nei bar, nelle piazze e nelle botteghe artigiane: si era instaurata ormai da vari decenni questa cultura e questa grande passione per la palla a spicchi.
Non feci quindi fatica ad avvicinarmi a questo sport e ai suoi protagonisti che erano così a portata di mano, tant’è che tutto sembrava appartenere ad una sola grande famiglia i cui patriarchi riconosciuti erano allora il Commendator Ettore Casella, grande mecenate della pallacanestro canturina, e il suo giovane direttore Aldo Allievi.
E proprio quell’anno, 1958, l’Associazione Pallacanestro Cantù, che cercava un nuovo allenatore, fece venire da Bologna Gianni Corsolini, studente universitario e giovane assistente proprio di quel Vittorio Tracuzzi che anni prima mi aveva fatto appassionare alla pallacanestro.
Ricordo ancora il suo arrivo in piazza Garibaldi, il primo caffè al Bar Roma e la breve passeggiata fino al Palazzetto Parini che allora veniva considerato come la Mecca del basket canturino.
Nacque così un connubio importantissimo tra Gianni Corsolini e Cantù, ma soprattutto tra lui e la pallacanestro italiana.
Gianni a Cantù ha iniziato come allenatore, ha fatto il dirigente e il direttore sportivo. Nel 1967 ha ideato e costituito la prima forma associativa che allora si chiamava Unione delle Società di Pallacanestro di serie A, in seguito trasformata nella Lega Basket di cui fu anche presidente dal 1977 al 1979.
Gianni è stato anche consigliere federale, presidente dell’Usap, giornalista e scrittore.
Un uomo che ha dato tutto alla pallacanestro, dedicandole sessant’anni della sua vita e ottenendone in cambio tantissime soddisfazioni, grandi onori, molte vittorie e qualche sconfitta che ha comunque contribuito a rafforzare il suo carattere combattivo e la sua immensa dialettica professionale.
Un uomo che tutti vorrebbero imitare e che forse anch’io inconsciamente ho preso ad esempio molte volte nella mia carriera sportiva, soprattutto rifacendomi alla sua grande capacità di interpretare in anticipo le esigenze del nostro sport e di apportarvi quelle innovazioni che prima ancora di essere tecniche nascono dal cuore e dalla grande conoscenza che Gianni ha avuto e ha tutt’ora delle persone, degli uomini e degli atleti di pallacanestro.
Se Gianni Corsolini, anziché venire a Cantù nel 1958, avesse continuato i suoi studi universitari a Bologna, forse avremmo avuto un grande commercialista, ma la pallacanestro italiana non avrebbe avuto uno dei suoi più grandi protagonisti ed io uno dei miei più grandi amici.

Francesco Corrado, presidente Lega Basket Serie A




Per i quasi 60 anni di basket di Gianni

Gianni Corsolini in una sola frase? Pacato, ma incisivo.
Uno stile di vita, in definitiva. Non ricordo, non so, se abbia mai giocato, ma di sicuro, a parte quello di giocatore, ha ricoperto tutti i ruoli della pallacanestro: allenatore, direttore sportivo, general manager, presidente della Lega di Serie A, ma anche presidente dell’Usap.
Per non parlare della lunga attività pubblicistica a favore del basket, dalle colonne dei Giganti del Basket negli anni Settanta e Ottanta.
Insomma Gianni Corsolini, che conosco anche come persona umile e sempre disposta a rimanere dietro le quinte, è uno di quegli uomini che hanno fatto, nel senso più pratico possibile, la pallacanestro in Italia, contribuendo a farla diventare un fenomeno sportivo nazionale da che era un gioco per una piccola élite.
E in tutte queste attività, in tutti questi anni, mai una parola sopra le righe, mai un commento fuori posto, non senza, però, far valere le proprie ragioni, con convinzione, educazione ed efficacia. Con Gianni i ricordi ufficiali si mischiano con quelli personali.
Ha collaborato con mio padre Renato, all’epoca presidente del Comitato Regionale Lombardia, in diverse occasioni ed è stato anche mio allenatore.
Sì, avete letto bene, è stato mio allenatore, giocavo nella Lemonsoda Milano, una squadra molto più che amatoriale e Gianni, caparbiamente, provava ad insegnarci qualche rudimento e ad organizzarci. Fatica sprecata, almeno per quanto mi riguarda.
Torno a scrivere da Presidente FIP, anche se con il cuore in mano: abbiamo un'occasione unica, pubblica, per fare qualcosa che raramente facciamo. Questo libro non serve solo a ricordare e a far ricordare.
Mi permette, ci permette, di ringraziare Gianni Corsolini per tutto quello che ha fatto per il nostro sport, per la dedizione, il coraggio, la voglia di migliorare che ci ha messo nel tempo.
A noi il compito, non facile in verità, di far fruttare questo importante patrimonio.

Fausto Maifredi, presidente della Federazione Italiana Pallacanestro