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CERTI GIORNI SE IL CIELO Poesie di Franco Gatti
Prefazione di Alberto Figliolia Copertina di Andros © 2005 Albalibri editore 125 Pagine € 10,00 |
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Intrisa di nostalgia dei perduti giorni è la poesia di Gatti, un sentimento che nel suo passato sapeva già aleggiare nel futuro, con la promessa/lusinga - perduta - dei giorni a venire, la malinconia sapendo arrampicarsi su devastanti vette o calarsi in meravigliosi abissi, ardua rivisitazione delle camere del cuore, disperazione sottile e tesa come l'arco di un'esistenza che si pensa sempre presa a nolo. Gatti è un poeta sorprendente, che, con un pubblico che già lo apprezza, merita la riscoperta della critica più attenta e coraggiosa. Alberto Figliolia A Liliana ancora Di me nulla conoscevi ma la tua mano sottile senza parole ha carezzato la mia malinconia, il mio nome non sapevi ma un moto semplice nel vocabolario intimo della tua memoria l'ha iscritto. Il tuo corpo da Afrodite prestato racconta una fiaba antica, la tua mente la saggezza pacata che Atena suggeriva. Ricordo di Roma e Giovanni Da un esiguo balcone, in una torrida sera, poco di cielo la cerchia cede de' muri, opache stelle, un'aliena luna. Dimenticarsi è concesso? Innevati ectoplasmi di spallette mal difese l'opposizione frangono e tra gangli della mente la via incerta s'aprono. E di quel bimbo ritorna, dell'ignoto bimbo il pianto, una giornata di vento; a squarciagola il canto - s'era un poco ubriachi? - ricordi, Giovanni, ponte Sisto, la piazza, qual era il suo nome? Ritornano, in un refolo leggero che dei prossimi salici scuote il regale manto, dono di breve stagione, dal nero pozzo del tempo: il Velabro, Margana, Banchi Vecchi, Cestari, eco buia come quella del tram ansimante su binari oltre salici e case. Ma di loro come di te, Giovanni, cosa mi resta? Certi giorni se il cielo Certi giorni se il cielo certi giorni ho male dentro se si gonfia il cielo, ieri è dove non ricordo, spenta memoria che illude come una pagina bianca, solo qualche parola a caso d'un libro per gettarlo via. Ascoltare la quiete dell'erba e come la corteccia giacere strappata alla radice e se si gonfia il cielo, ogni traccia persa di me, chi ero non ricordare. Certi giorni ho male dentro, nel fumo d'una sigaretta s'involge un alibi precario, a un bianco confetto un'artificiale pausa chiedo e aspetto la pioggia. A Margherita ancora Sulla pietra fredda di queste sere adagiata una saggezza tardiva rammenta l'incauto ragazzo che era ed una coppa di miele la vita da bere senza misura e rimorso. Come acqua da risorgiva emergente vuole un'estrema nostalgia affidarti le giovani parole che allora giovani labbra non seppero dire, le profumate parole ricolme dei sospiri di vallate nebbiose, degli echi di musicali colline che Napea e Alseide frequentavano mentre rotolavano lente le ore. Tu nello spazio d'una sera breve amica, amante, madre vicaria di quella presto all'infanzia rubata tu dal rozzo amor amata del ragazzo che abiti d'uomo indossava, quei giorni la nebbia copre del tempo giorni che forse hai dimenticato lui di quei giorni la memoria terrà mentre fuggono rotolando le ore. |