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CENTO E UNA FAVOLA di Çlirim Muça
Copertina di Çlirim Muça © 2005 Albalibri editore 120 Pagine € 10,00 |
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Guerra e fame, ingiustizie e diritti calpestati sono temi ideali per la favola. S'aggiunga poi un potere arrogante che finalmente si toglie i guanti di velluto e mostra la sua vera natura e il quadro è completo. Il clima ideale per la favola è sostenuto anche dalla carta stampata che non dice la verità, imbrigliata com'è dalla censura e dall'autocensura, applicate in varie forme. Le spudorate bugie dei nostri governanti mai smentite che passano per pura verità; l'appiattirsi della televisione al servizio del potere, cercando di instupidire il pubblico con quiz e finti reality: tutto ciò ha fatto nascere queste favole. Çlirim Muça Il leone e il nuovo re Visto che molti animali stavano scappando dal suo regno, un giorno il leone decise d'abdicare a favore dell'asino. Con l'asino al trono gli erbivori cominciarono a tornare, solo che non s'inchinavano di fronte al nuovo sovrano. Allora intervenne il leone e disse: "Se qualcuno non porta rispetto al re, se la vedrà con me." Il re malato Una mattina il lupo incontrò la volpe che gli disse: "Compare lupo, hai saputo? Anche quest'anno il nostro re leone si è messo a letto, malato." "Lo so" rispose il lupo. "Giusto adesso sto andando a fargli visita." "E quella mezza pecora che hai in spalla, dove la porti?" domandò la volpe. "Al nostro re malato" rispose il lupo. "Non voglio fare anch'io la fine che fece lo sciacallo l'anno scorso." Il vecchio leone e la sua banda Al vecchio leone erano cadute le unghie e i denti. La volpe aveva convinto i lupi e le iene che potevano spassarsela meglio con un sovrano innocuo e perciò non lo sostituirono. Il leone appariva, teneva discorsi, sparava sentenze, faceva giustizia. Mentre i lupi, le iene e la volpe venivano scagionati da ogni accusa. Il perdono Un giorno il leone raccolse tutti gli animali in assemblea. A ognuno sarebbero state perdonate le colpe e i reati se facevano autocritica. Cominciò per primo il leone: "Ho mangiato gazzelle e zebre a volontà, voglio finirla con tali crudeltà." Dopo di lui il lupo: "Nei pressi di un ruscello un giorno ho mangiato una pecora, ero spinto dai morsi della fame. Ora mi pento e le pecore non hanno più di che temere." Poi la volpe: "Ho mangiato conigli e una volta ho rubato anche due galline in un pollaio, adesso però sono diventata vegetariana, amici." Si alzò l'asino e disse: "Io" una volta, mentre ero legato a un palo, ho mangiato dei fiori che sbucavano dal recinto di un giardino." "Cosa?!" dissero in coro il leone, il lupo e la volpe. "Come hai osato? Questo è un crimine imperdonabile." E gli si lanciarono addosso, sbranandolo. Le regole Nella foresta esistevano delle regole precise: il leone avrebbe mangiato gazzelle, il lupo le pecore, la volpe i conigli. Guai a chi le infrangeva. Ma il leone cacciava quello che gli capitava a tiro, il lupo mangiava anche capre e la volpe rubava galline a più non posso. Nessuno si lamentava. Un giorno però, quando lo sciacallo mangiò una gazzella, tutti insieme gli saltarono addosso, perché aveva infranto la sacralità della legge. |