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Collana: Frammenti Di Eterno (narrativa sportiva)
SULLE STRADE DEL BASKETBALL
Racconti di Aldo Oberto

 Sulle strade del Basketball - Copertina

Prefazioni di Marco Bevacqua e Gianni Corsolini
Copertina di Andros
© 2006 Albalibri editore
150 Pagine
€ 10,00


 



Già il viaggio in sé è qualcosa di troppo bello per essere raccontato (va sognato, va pensato e, soprattutto, va vissuto). Viaggiare seguendo la stella cometa del basket, poi, per quelli come noi - e credo come voi - è semplicemente il massimo.

Mauro Bevacqua - Direttore "Dream Team"

Il suo libro presenta anche un intrigante ritratto umano, culturale e turistico dell'America, consentendo al lettore di andare oltre il fatto tecnico, così congeniale ad Oberto, per raggiungere, con una eccezionale eleganza espositiva, dei livelli da concorso letterario.

Gianni Corsolini



Noseneck (Rhode Island), agosto 1979



A volte, nella vita, una premonizione può modificare sensibilmente un suo momento ed evitare di vivere situazioni sgradite. Infatti, il ritorno da Boston avrebbe potuto gettare nella comprensibile preoccupazione la coppia che, separata per scelta all'andata e ricostituita con uno scambio di auto all'ultimo momento per tornare insieme a Fairfield, avesse mantenuto gli stessi compagni di viaggio. Messa così, la notizia non ha alcunché di straordinario, ma diventa interessante, soprattutto per i suoi sviluppi futuri, vale a dire quando, non appena posati gli occhi sul cruscotto noto che l'indicatore della benzina punta decisamente verso la scritta empty che segnala l'opportunità di rifornire l'auto di carburante. Sono le 18,45 e siamo appena ripartiti da Providence, la capitale del Rhode Island, e la deviazione effettuata rispetto al viaggio di andata, mi induce a chiedere a mia moglie quando è stato fatto l'ultimo rifornimento, al fine di valutare se la benzina rimanente sarà sufficiente per raggiungere Fairfield. Fra un dubbio e una certezza condivisi con gli altri occupanti l'auto, la spia rossa comincia strizzare l'occhio e con un balbettio sempre più frequente fa sì che la nostra attenzione si concentri sulle stazioni di servizio presenti lungo la Interstate 95. La sorpresa è pari solo alla crescente preoccupazione allorché il cartello Closed diventa l'indicazione comune a tutte le aree dotate di distributori. Dopo il terzo distributore chiuso, e con l'occhiolino rosso ormai fisso nell'immobilità della riserva, propongo di uscire non appena possibile dalla 95 per cercare la risorsa più essenziale del momento in qualche città. Nei pressi di Noseneck, piccola località dello stesso Stato, l'indicazione Gas station 1 mile fa sbocciare un largo sorriso sulla bocca di tutti e un sospiro di sollievo per l'imminente soluzione del problema. Ma non è finita, la stazione è chiusa e non c'è una pompa self service. La luce accesa nell'officina accanto fa riaffiorare la speranza, soprattutto quando il meccanico, saputa la ragione della nostra sosta e fornita l'informazione che la legge statale prevede la chiusura di tutti, diconsi tutti, i distributori alle 19, con un sorriso sarcastico parte con una sequenza di "Gira a destra, vai avanti mezzo miglio, poi svolti a sinistra, prosegui sul ponte, alla rotonda trovi l'indicazione per, e via ancora", da stordire e, soprattutto, subito dimenticata, che ci dovrebbe portare alla salvezza. Sembra facile, ma non succede nulla e una nuova sosta sul piazzale di una palazzina è il nuovo tentativo fatto per venire a capo di una situazione tragicomica. La comparsa di un ragazzo che esce dall'edificio avvicinandosi alla sola auto parcheggiata torna ad alimentare la fiducia e la speranza, una volta spiegato il problema, diventa realtà quando il giovanotto ci invita a seguirlo verso la sua abitazione dove, ecco la salvezza, ci aspetta una tanica piena di carburante. L'allegria torna a riempire l'auto e il sollievo è grande di fronte allo scampato pericolo di una notte trascorsa in auto ad imprecare. Ma la trama di questa avventura prevede un suo diverso sviluppo che si manifesta con l'espressione costernata del ragazzo quando apre lo sportellino che protegge il tappo del serbatoio. L'auto funziona con benzina unleaded, senza piombo, e lui dispone di benzina super! Abbiamo fatto tutta quella strada aggiuntiva per ritrovarci messi peggio di prima. Siamo sulla soglia dello stop definitivo e, per di più, non c'è albergo nel raggio di una decina di miglia, una distanza ormai rifiutata da un motore non in grado di funzionare senza la sua bevanda preferita. Il ragazzo, dispiaciutissimo, ci sottopone l'idea dell'ultima chance. Poco lontano, percorrendo al contrario la strada appena fatta, c'è una stazione di Vigili del fuoco e là, se tutto va bene, ci sarà il lieto fine. Confidando nel detto che la speranza è l'ultima a morire e con il rischio di arrivare a destinazione spingendo l'auto, torniamo sui nostri passi e la vetrata illuminata a giorno della sede dei nostri ipotetici salvatori appare dopo pochi minuti ad alta tensione. L'imponente stazza del vigile che sonnecchia con le gambe distese sulla scrivania, efficace commistione fra l'immagine dello sceriffo del West e quella del capo d'azienda, induce alla cautela e il toc-toc è talmente lieve che deve essere ripetuto con maggiore coraggio e con più forza. Sentita la storiella, chiosata con una risata omerica, ci invita a pazientare ed effettua due brevi telefonate di non facile comprensione, ma riferite sicuramente alla nostra situazione. Non passano due minuti e i motori di due auto della polizia che accostano discrete mandano i loro raggi azzurri intermittenti, presto accompagnati da quelli gialli del mezzo del soccorso stradale che sopraggiunge poco dopo. Osservati a distanza dalle due pattuglie di polizia, seguiamo il rifornimento di 4 galloni, quasi 16 litri - la legge non permette di più - che il nostro soccorritore immette nel serbatoio mentre ci chiede dove siamo diretti. La risposta "Fairfield" non lo soddisfa e di rimando dice "Fairfield dove". Un lampo di lucidità fa capire che il nome fornito, come molti altri, è assai comune e, sentito che andiamo nel vicino Connecticut, ci dice che sì, ce la faremo a raggiungere una stazione aperta non appena superato il confine fra i due Stati. Pagato il dovuto, il nostro grazie è il più sentito degli ultimi tempi e, rinfrancati, torniamo verso la Interstate 95, sulla quale, non appena superata l'insegna che dà il benvenuto nel Connecticut, appaiono le luci della stazione di rifornimento che metterà la scritta fine alle nostre vicissitudini causate da una disattenzione che poteva costare qualche fastidio in più e qualche comprensibile momento d'ansia e di tensione.
Raggiunta Fairfield, quella del Connecticut, non quella del Montana o della più lontana California, e il più che desiderato letto - ridendo e scherzando, si fa per dire e sdrammatizzare, è passata da un pezzo mezzanotte - i sogni sono invasi da pompe di benzina e da ettolitri unleaded gas. Sembra impossibile, ma è vero: nel paese in cui essere senza auto è come non avere un pezzo di pane da mettere sotto i denti è possibile rischiare di non riuscire a dare da bere all'auto per farla viaggiare. A meno che, a scanso di equivoci, alle dovute cautele non si accompagni una doverosa conoscenza delle leggi e delle usanze locali, soprattutto quando non si è a due passi da casa.